A SCUOLA CON PEDIBUS MA…

Il progetto PEDIBUS è davvero una bella cosa. La mattina è molto bello vedere questi bruchi coloratissimi attraversare le vie del paese e delle città. L’adesione è moderatamente alta, i bambini vorrebbero partecipare più o meno tutti ma l’ansia genitoriale è davvero difficile da gestire.

Ho provato a chiedere a questa o quella mamma come mai non faceva partecipare il suo bambino a questa bella esperienza e le scuse sono fioccate. Fa freddo, con l’umidità potrebbe prendere il raffreddore, fidarsi è bene ma non fidarsi è forse meglio. E se poi scappano ai sorveglianti? Camminare in strada li fa respirare troppo smog. Hanno zaini troppo pesanti e potrebbero spaccarsi la schiena.

Ho ascoltato senza controbattere, ne avrei avute di cose da dir ad ognuna di quelle scuse. Perché è di questo che si tratta, scuse dettate o da motivi di comodo o da ansia mal celata.

Le mamme a cui ho posto queste domande non leggeranno di sicuro questo blog ma dovesse mai succedere mi piacerebbe ribadire alcune piccole cose:

I progetti come PEDIBUS sono molto importanti innanzitutto per un orientamento all’interno del proprio spazio urbano;

l’acquisizione di senso spaziale e ritrovare la propria abitazione,

il sapersela cavare nel momento in cui, quando saranno un po’ cresciuti prenderanno in mano una bicicletta o ancor meglio un motorino.

Imparare a muoversi sulla strada, quindi educazione stradale vissuta e non vista in video ,

condivisione con i pari di un’esperienza che è formativa ma anche molto divertente e poi…zero emissioni di gas.

La mamma che non manda il bambino a scuola a piedi perché respirerebbe smog con la sua macchina parcheggiata davanti alla scuola lo alimenta e lo fa respirare agli altri. Chissà se ci ha mai pensato .

Comunque i progetti vanno avanti e diventano vera educazione nel momento in cui si riesce a riflettere sulle esperienze e a considerare il fatto che il comportamento di ognuno condiziona e interferisce con quello di tutti.

Detto  questo riporto due piccoli episodi che mi sembrano carini. Il primo è stato l’incontro di un paio di giorni fa: i bambini stavano passando in fila con i bravi accompagnatori, verso la coda del bruco un bambino con le mani in tasca zampettava allegramente, due passi indietro la madre trascinava lo zaino trolley. L’ho salutata e le ho chiesto come mai faceva lo sherpa e lei mi ha risposto candidamente: ” il bambino vuole andare con PEDIBUS ma io non posso pensare che si porti tutto questo peso” . Le ho risposto che fino a prova contraria c’era il trolley e lei ha ribadito che il bambino ha tutta la vita davanti per trascinare pesi, meglio evitarglieli finché è piccolo.

Sono rimasta senza parole, il bimbo sarà stato di quarta o quinta. Maschio. Facile fare andare avanti il ragionamento sull’educazione di genere….la madre sherpa.

L’altro episodio, sempre accaduto in strada sottolinea invece quanto i bambini siano attenti e tosti. Una signorina stava attendendo di attraversare un passaggio pedonale, il semaforo era rosso ma siccome non stava transitando nessuno ha pensato bene di passare lo stesso. Arrivata dall’altra parte un bimbo le ha chiesto: “Scusa, ma perché sei passata con il rosso”?

Accipicchia, quella signorina è rimasta senza parole,  è arrossita e ha detto:”Scusa bambino, ho sbagliato”.