ADOLESCENTI DI FRONTE AI MODELLI IPERIDEALI DI OGGI

Adolescenti persone uniche.

Rubo questa definizione al professor Matteo Lancini presidente dell’Istituto Minotauro fondato da Franco Fornari e docente di Psicologia all’Università Bicocca di Milano. Ho avuto l’occasione di seguire un suo interessantissimo seminario sulle psicopatologie degli adolescenti.

Autorevole conoscitore del mondo adolescenziale ha dato una lettura spassionata dei nostri ragazzi a partire dalle grandi differenze che intercorrono tra noi genitori, la nostra epoca e la loro.

Un elemento che vorrei riprendere dal suo seminario è il concetto di libertà e di aspettativa per il futuro.

Per noi libertà era uscire da soli, frequentare compagni di giochi e cercare di nascondere al meglio la faccia tumefatta per aver ricevuto pallonate dai nostri avversari durante una partita di palla avvelenata giocata nel cortile sotto casa; libertà era poter avere il motorino a quattordici anni per andare fuori dal circondario ed evadere al loro controllo; libertà erano le prime esperienze sessuali vere,  vissute corpo a corpo dentro una proibizione generalizzata data da u n occhio vigile adulto che stigmatizzava determinati comportamenti.

Per loro, per gli adolescenti di oggi libertà è una parola troppo difficile da comprendere: le pallonate in faccia non possono pi darle né riceverle per il semplice fatto che i cortili sono off limits, la città è invivibile e gli spostamenti assolutamente impediti (e non solo per covid). L’occhio del genitore è talmente vigile da impedire alcuno spostamento individuale e il motorino non è proprio un oggetto del desiderio, così come la voglia di uscire di casa.

Il mondo di un adolescente è soprattutto dentro casa, o meglio dentro le mura domestiche ma proiettata in un mondo molto vasto dato dalle connessioni in rete.

Le aspettative per il futuro, il progetto per un domani, sono davvero molto faticose.

Oggi gli adulti, i genitori, vivono una forte fragilità data soprattutto dall’incapacità di capire bene dove si colloca l’adolescente. Non ci sono pietre di paragone, i ragazzi vivono un disagio soprattutto legato ai modelli di identificazione che non sono più collocati all’interno della famiglia, della scuola, dell’associazionismo. Vi è una pervasività di modelli iperideali che fanno ipotizzare una crescita senza intoppi e senza difficoltà. Modelli impossibili che però creano un disagio forte nell’adolescente che spesso è incapace di affrontare la fisiologica frustrazione della crescita. Aumentano i sintomi che sono segnali di disagio ma anche un modo per sopravvivere.

La domanda che si pone Lancini, soprattutto dopo questo periodo pandemico dove gli adolescenti si sono visti costretti in casa, privati di ogni possibilità di confronto, scuole chiuse, mondo digitale come unico rifugio: saprà il mondo adulto leggere e rispondere in maniera efficace alle domande che l’adolescente pone? Come verrà colta questa domanda – spesso silenziosa, ostinatamente chiusa – e quali strade si potranno intraprendere? A partire dalla scuola, dalla possibilità di essere inclusiva e non ostinatamente punitiva.

Una sfida che parte da oggi, anzi è già partita.