AIUTO, SENZA SCUOLA SIAMO APPASSITI

E. ha 14 anni, sta frequentando la prima superiore. Da un po’ di tempo sta accusando malesseri in particolare forti mal di testa. Naturalmente i genitori si sono premurati di fare tutti gli accertamenti del caso, il check up non ha rivelato alcuna anomalia, il corpo di E. sta bene.

Allora come mai quel mal di testa insistente? Come mai una grande stanchezza? Come mai conati di vomito?

Alla domanda: “Cosa faresti la mattina appena sveglia?”

La risposta è stata “Tornerei subito a dormire”.

Non è una risposta adeguata ai quattordicenni solitamente pieni di vita e di energie da spandere per ogni dove.

Parliamo di scuola e qui si apre un fiume in piena.

“Questa scuola non è scuola” mi spiega, “i prof continuano a fare lezione per sei ore di fila, la pausa di cinque minuti ci basta appena per chiudere una stanza ed entrare in quella successiva. Caricano di compiti, interrogano esattamente come fossimo in presenza. Fatta eccezione per una, tutti gli altri non hanno capito niente di quello che stiamo vivendo”.

E. ha iniziato l’anno scolastico con grande entusiasmo, la scuola superiore era l’occasione per uscire dal paese, per incontrare nuovi compagni, per fare nuove amicizie e per imparare cose belle. Ad E. piace studiare e le piace andare a scuola, anzi, le piaceva perché oggi è tutto un incubo.

“La D.A.D. è una finta scuola, non c’è relazione, non capiamo le cose, i prof continuano a fare cose insensate. Una in particolare a fronte di una domanda di un compagno che non aveva capito l’esercizio alla richiesta di spiegare nuovamente ha messo insufficiente sul registro elettronico.”

Alla mia domanda sulla reazione del ragazzo la risposta è stata: “Non ha fatto niente, tanto non servirebbe”.

Sono spenti, sono fermi, non escono perché non saprebbero dove andare. Attività sportive chiuse, punti di aggregazione chiusi, attività extrascolastiche come teatro o musica chiusi. Sono rassegnati, chiusi nelle loro camere non riescono a dare un senso allo studio, a nulla che possa avere a che fare con domani.

Non c’è progettualità, non c’è voglia di fare. Tanto, mi dice E., non cambia niente, siamo chiusi dentro e ci staremo per chissà quanto tempo. Le chiedo se avrebbe voglia di tornare in presenza e lei mi dice SIIII senza alcun dubbio.

Chiudere la Scuola Superiore io credo sia stato un passo falso, gli adolescenti hanno bisogno di motivazione. In gabbia che motivazione ci può essere?

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