ANCHE DAL PARRUCCHIERE SI PUO’ IMPARARE MOLTO…

Il tempo dal parrucchiere per me è sempre eterno, non mi passa mai e tento per quanto possibile di leggere un libro per dare il classico messaggio: “non ho voglia di partecipare ai consueti dialoghi”. E’ probabilmente uno stereotipo che andrebbe sfatato, ma nella mia semplice e sporadica esperienza (non sono una gran frequentatrice dei saloni, ovvero ci vado quando devo tagliare i capelli e nulla più, diciamo una volta ogni due mesi o giù di lì), posso dire che i dialoghi, fatta eccezione per quello che concerne i propri capelli e i consigli a loro dedicati, sono concentrati sul gossip. Un gossip che si nutre sovente di sentito dire, di notizie riportate da questo o quel giornale scandalistico. Sembra incredibile quanto le persone amino farsi gli affari degli altri. Se poi parliamo di un piccolo paesino, il gossip si concentra sulle vite dei conoscenti, amori e disamori, nascite e morti, corna e disgrazie. Per quelle come me il tempo di attesa dal parrucchiere diventa un tempo infernale ma altrettanto utile per leggere la realtà più vera. Spesso mi dico che chi fa il nostro mestiere deve saper tenere conto di tutto e di tutti, di chi adora conoscere con chi vive Belen e di chi ha appena fatto una conferenza sull’ultimo asteroide scoperto.

E’ importante conoscere, ascoltare e imparare a non giudicare.

Fatta questa confessione, legata più alla mia insofferenza e al bisogno di imparare ad ascoltare fino in fondo, è successa una cosa che mi ha un po’ infastidito.

C’è da dire che io frequento un salone per donne, non di quelli ultramoderni unisex, molto “in”, io vado semplicemente dalla parrucchiera.

Non ci si aspetterebbe di trovare richieste come quella a cui mi è capitato di assistere.

Madre quarantenne, capelli tagliati alla maschietto con evidente ciuffo colorato porta la sua bambina a tagliare i capelli, chiede che la parrucchiera faccia un taglio uguale al suo: rasati da un lato e frangione sugli occhi dall’altra parte, con i ciuffi di cui sopra di colore verde.

La bimba è silente, non sembra del tutto entusiasta, anzi appare piuttosto imbarazzata, la madre convintissima.

Vuole che la figlia abbia la sua stessa capigliatura, “come due sorelle”, dice.

La parrucchiera tenta di dissuadere la signora, dice che forse non è proprio un’acconciatura adatta ad una bambina, sei anni sono pochi per queste cose – dice.

La signora è irremovibile e lapidaria risponde: -“O le fa questo taglio o cambio salone”.

E la bambina, nonostante una certa reticenza si è fatta rasare i capelli da un lato.

Vi chiedete che cosa ho imparato in questo caso? A starmene zitta, a non intervenire, a non giudicare. E’ stato difficile ma l’ho fatto.

Questo però non significa che non abbia portato pena per quella bimba che magari sogna i capelli lunghi come Raperonzolo.