ANCORA ADOLESCENZA: PARTO DAI LORO VALORI

Potrebbe sembrare un’azione tutta a difesa del mondo adolescenziale e giovanile, non è questo che voglio fare. Come sempre invito a cogliere la singola persona e non il gruppo esteso, l’individuo e non la massa. Anche per gli adolescenti – così come per ognuno di noi – vale l’idea di non massificare opinioni, valutazioni, osservazioni.

Parto da due elementi a cui affido la riflessione di quanti abbiano il desiderio di leggere questa paginetta.

Il primo elemento connesso con il titolo, i valori dell’adolescente, è collegato ad un fatto di cronaca: molti adolescenti e giovani decidono di diventare donatori di sangue. Mi riferisco ai numeri decisamente virtuosi del Friuli Venezia Giulia, non sono i più bravi ma evidentemente è stata fatta un’educazione civica importante dove il dono è un valore che viene accolto e messo in pratica. Sono tanti i ragazzi e ragazze che fanno questa scelta e la motivazione è la cura della collettività. “Donare sangue mi fa stare bene – ha detto una ragazza – lo faccio per me e lo faccio per aiutare chi con il mio sangue può guarire e vivere”.

A quanti sostengono che i giovani sono senza valori direi di pensare e guardare i numeri di quelli che fanno volontariato, che donano sangue, che si mettono sulla lista del dono organi o midollo spinale.

Non è giusto etichettare una intera generazione per il comportamento di alcuni o di tanti, nell’uno o nell’altro caso.

Il secondo elemento di riflessione mi viene dalla lettura di un libro che, a mio avviso, dovrebbero leggere tutti quelli che hanno figli adolescenti o che lavorano con quella fascia di età. Preparatori sportivi compresi.

Diego Miscioscia traccia un quadro molto preciso di quali sono i valori che accompagnano il mondo adolescenziale, di quanto noi adulti abbiamo trascurato troppe cose salvo poi accusare loro di non saper stare dentro cornici (che non abbiamo mai costruito).

Ci sono modi nuovi di vivere l’amicizia, la solidarietà, la fratellanza. Ci sono aspetti inediti del loro modo di affrontare le avversità e spesso ci sono tante somatizzazioni dovute proprio dalla relazione con un mondo adulto poco propenso ad ascoltare ma soprattutto a lasciar fare.

Adolescenti poco responsabili per il semplice motivo che nessuno ha affidato loro la responsabilità.

Miscioscia ci invita a cambiare passo, a considerare la possibilità di affidare ai più giovani la loro storia, il loro futuro dando maggiore fiducia e soprattutto sapendo stare al loro fianco non come amici di avventura ma come adulti che sanno essere adulti.

Un capitolo dedicato alle ragazze e scritto da Elena Riva mi ha particolarmente colpito. Le ragazze si stanno riscattando, sanno ciò che vogliono e iniziano a fiorire cercando di smarcarsi da una cultura ancora troppo volta al maschilismo. Sanno cosa vogliono, ci dice la Riva, sanno dove vogliono arrivare, spesso però sono frenate da un giudizio spietato e non certo derivante dai loro pari.

Consiglio la lettura di questo libro, un’occasione per saperne di più ma anche uno strumento per aiutare noi adulti a favorire il cambiamento. In primis nostro.