BAMBINI CHE SANNO AFFRONTARE LE “INTEMPERIE”

La resilienza è la capacità di un materiale di assorbire dei colpi senza spezzarsi. È un termine tecnico che però viene utilizzato anche in psicologia per intendere la capacità di una persona di affrontare le intemperie della vita senza soccombere ad esse.

Spesso ci chiediamo come mai i grandi vecchi, persone che hanno vissuto le guerre del secolo scorso, abbiano saputo sostenere tante avversità e nonostante tutto abbiano saputo costruire la loro vita raccogliendola spesso dalle macerie .

Sembra che i giovani di oggi non abbiano la tempra per sostenere le piccole e grandi sfide che la vita porta davanti.

Mai come in questo periodo si sente parlare di depressione giovanile ed anche infantile.

La resilienza dove sta? Come adulti dobbiamo porci questa domanda.

Come possiamo fare affinché i nostri figli imparino ad affrontare la vita a testa alta, senza cedere al primo ostacolo?

Lavorando molto con i genitori, anche quelli giovani,mi capita di vedere una sorta di sfiducia nel prossimo, di fragilità generale che li porta a chiudersi entro pensieri negativi invece di rimboccarsi le maniche e reagire. Non è per tutti, ovviamente, ma la tendenza è questa.

Una risposta a livello educativo forse la possiamo trovare. Da un paio di generazioni manca il vero confronto tra pari, manca il gruppo spontaneo che, come ricorda il bel romanzo “I ragazzi della via Paal” insegna a sbrigarsela nella vita.

Il gruppo dei pari fa fare esperienza e quando i compagni di gioco sono di età diverse ecco che subentra quel giro di ruota che presuppone l’attesa, la pazienza, il confronto, spesso lo scontro. Ma bambini e bambine se la cavavano da soli.

Da un paio di generazioni i genitori si intromettono troppo nelle vite dei figli, sono troppo simili a loro e non favoriscono quel sano ” arrangiarsi da soli” che tanto aiuta nello sviluppo dell’autonomia.

Certo, se dobbiamo parlar di resilienza anche l’imprinting genitoriale è topico.

Un genitore positivo, con una buona autostima, che sa spronare il suo bambino e lo stimola a fare da solo, ha la sua grande importanza.

Il genitore ansioso non aiuta, il genitore iperprotettivo non serve, anzi, ostacola quel percorso necessario ad un bambino per crescere credendo di essere in grado di sbrigarsela in ogni situazione.

Capiamoci, non si tratta di sganciare i figli, di lasciarli fare ciò che vogliono, anzi, si tratta di essere presenti, attenti ma senza sostituirsi a loro.

La resilienza si costruisce giorno per giorno partendo da subito, dal momento della nascita se non addirittura dal concepimento.

Mamma e papà attivi, tosti, positivi, che amano stare tra la gente, che vivono la cooperazione e la vita comunitaria, che hanno amici e sanno condividere. Questi alcuni fattori protettivi ed educativi fondamentali.

La resilienza si può costruire passo passo, importante non rassegnarsi e cedere alla logica del gregge, dove se uno dice una cosa tutti lo seguono senza consentirsi di pensare con la propria testa e di agire con la propria consapevolezza.