CHE BELLO LAVORARE INSIEME

Mi capita di lavorare in contesti scolastici, pur non entrando direttamente nelle classi. Giorni fa, mentre ero in pausa ho avuto modo di osservare – senza essere vista – una classe primaria al lavoro. Banchi disposti ad isola, molti materiali diversi, da libri a scatole, colori e matite, cartelloni, alcuni fogli fotocopiati. I bambini a gruppi di quattro stavano discutendo molto interessati. La consegna era uguale per tutti ma ogni gruppo poteva raggiungere l’obiettivo creativamente, tutte le modalità erano ammesse, da quelle grafiche a quelle orali o scritte. I bambini stavano discutendo sui ruoli, chi doveva fare cosa, ben sapendo che tutti, ma proprio tutti dovevano dare il loro contributo. L’insegnante era presente, girava nell’aula e si fermava ora vicino ad un isola ora vicino all’altra dando informazioni se richieste, altrimenti osservava e basta.

Non c’era silenzio in classe, c’era un sano brusio, mi è venuto subito in mente l’alveare e il ronzio continuo delle api in attività. I bambini e le bambine (una classe di 25 persone) hanno lavorato così per quasi due ore.

Allo squillo della campanella che avvisava la ricreazione, alcuni hanno chiesto all’insegnante di stare ancora un paio di minuti perché dovevano concludere una cosa.

Ho avuto l’impressione che i bambini stessero imparando con gusto, divertendosi e al contempo mettendo tanta passione, dedizione e serietà.

Alla fine della mattina ho chiesto all’insegnante come era andato quel laboratorio e lei tranquillamente mi ha detto che non si trattava di un laboratorio ma delle normali lezioni, loro erano abituati a lavorare così aiutandosi, muovendosi, problematizzando.

Che bello!

Allora esistono di queste realtà. Sono silenziose, non fanno scalpore e suscitano stupore a guardarle, sono la speranza che,c come cita il libro di Daniele Novara, “Cambiare la scuola si può”[1].

[1] Daniele Novara, Cambiare la scuola si può, Rizzoli, Milano 2019