CHIAMAMI CON IL MIO NOME

La questione del nome non riguarda solo le coppie in attesa di un bambino, è una cosa che riguarda tutti. Lavorando spesso sulle educazioni ricevute salta all’occhio l’importanza del nome. La prima responsabilità è quella genitoriale.

Quale è il punto di partenza per dare un nome ad un bambino?

Quanto la scelta si posiziona su di un gusto individuale e quanto su pressioni culturali o sociali?

Anticamente il nome era prolungamento di una storia familiare, era molto frequente portare i nomi di qualche parente defunto. La matrice familiare doveva essere salvaguardata, la tradizione veniva prima di tutto.

La famiglia patriarcale creava questa sorta di imperativo ed era raro vedere l’ingresso di nomi diversi. Si faceva eccezione nelle famiglie più acculturate dove entrava a pieno titolo il nome di qualche poeta o musicista.

Durante il ventennio fascista l’esaltazione popolare aveva portato a mettere i nomi graditi al regime, era anzi un invito specifico alle coppie: fate tanti figlie e nominateli con i nomi dei nuovi eroi della Patria.

La famiglia nucleare ha visto lo sganciarsi di tutto questo e la copia, pur mantenendo in alcune aree geografiche la tradizione della famiglia di origine di dare i nomi degli avi, ha lentamente scelto di cambiare trend chiamando i figli con il nome determinato da un gusto eprsonale. C’è stata l’epoca del cinema, l’avvento di personaggi sportivi fino a giungere ai giorni nostri dove l’influenza di musica e televisione ha determinato nuove mode.

C’è stata la moda dei nomi stranieri, molto spesso storpiati. Abbiamo anagrafi zeppe di Maicol e Taison.

Ora so sta pian piano tornando a nomi più tradizionali, Kevin e Jessica lasciano il posto a Pietro e Giulia.

C’è anche da ricordare una particolarità per il nostro paese, fino a una trentina di anni fa se si voleva battezzare il proprio figlio era necessario che portasse il nome di un santo, pena il rifiuto del battesimo. Sono tanti i bambini dell’epoca battezzati Lucio o Michele e poi chiamati Ermes o Giove.

Anche questo fa la storia della nostra gente e della nostra cultura.

Certo la moda fa la sua parte e i genitori spesso si trovano davanti al dilemma: devo chiamarlo con un nome moderno o che abbia un significato profondo? Deve piacere a me o a lui/lei?

Io penso che i genitori debbano amare il nome che daranno al loro figlio, già al momento del concepimento pensare al nome, chiamare un bambino con il suo nome aiuta a costruire quella relazione con il feto prima e con il bimbo poi. C’è tutta parte legata all’immaginazione del proprio bambino che passa anche attraverso il nome. E’ raro trovare una coppia che non sappia il sesso del nascituro, io propongo di tenere celato il nome, di farlo diventare un momento di intimità tra mamma papà e bambino e rivelarlo al momento dell’epifania, della nascita. Potrebbe essere un bel rituale.