Conflitti numero 2 – 2020

Con la collega Laura Petrini abbiamo fatto un lavoro su questo social, vale la pena leggerlo

TIK TOK: NON E’ PIU’ UN “PAESE” PER GIOVANI
Un social nato per la musica e usurpato dal mondo adulto. Inconsapevole?

Laura Petrini
Make your day. Recita così il motto che dà il benvenuto nell’applicazione più scaricata al mondo : “fai il tuo giorno” o meglio “dai un senso a questo giorno”. Quindici secondi di video per dare una svolta alla propria giornata. Nei migliori dei casi per dare una svolta alla propria vita e alla vita di tutta la famiglia. Tik Tok non lo dice in modo esplicito ma lo sussurra insistentemente quando mostra i video più popolari del momento e le relative visualizzazioni: chiunque può diventare ricco e famoso! E’ successo alla ventenne americana Ariel Martin, in arte Baby Ariel, che ha iniziato la sua “carriera” su Tik Tok, oggi è seguita da più di 30 milioni di follower e possiede un patrimonio netto di circa 1 milione di dollari. E’ successo alla Tik Toker del momento Charli D’Amelio, sedici anni, e a molti altri sconosciuti che grazie a like e visualizzazioni hanno trovato fama e soldi in tempi rapidi e senza fare alcuna fatica. Come funziona? Il meccanismo è semplice, basta avere uno smartphone, scaricare l’app e sfruttare quindici secondi di video per fare qualcosa che deve stupire, incuriosire, emozionare, interessare. L’app mette a disposizione filtri, effetti vocali, doppiaggi e poi hashtag di tendenza, meme , sfide, trend, balletti. E’ sufficiente riprendersi con il proprio smartphone dal bagno della scuola, nella propria camera da letto, in cucina, sul posto di lavoro, alla fermata dell’autobus o in aeroporto. Nel migliore dei casi i Tik Toker si divertono cantando canzoni in playback o facendo brevi sequenze di ballo; nel peggiore dei casi si cimentano in volgarità, battute di cattivo gusto e scherzi pericolosi. E’ così che un bambino sudamericano di recente ha rischiato di morire, vittima inconsapevole della nuova sfida lanciata su Tik Tok, la Skull Breaker Challenge .

I TikToker fanno comunità
Sarebbe anacronistico parlare di Tik Tok come di un prodotto esclusivo e riservato al mondo adolescenziale. Su Tik Tok c’è di tutto e ci sono tutti. Ragazze, ragazzi, bambini, mamme e figlie, nipoti e nonni, insegnanti e alunni, uomini e donne. Ci sono infermieri in camice verde che ballano sulle note della canzone del momento, c’è la quindicenne liceale che recita la litania del “compagni di classe check” passando in rassegna pregi e difetti dei propri compagni, c’è la coppia di fidanzati che si diverte a doppiare lo sketch comico, c’è la mamma in pigiama che canta in coppia con il figlio piccolo durante la colazione, c’è chi racconta la sua esperienza con l’anoressia da un letto di ospedale, il ragazzo che dichiara la propria omosessualità, c’è la nonna che prepara il ragù a tempo di danza o cimentandosi nella challenge del momento, c’è la commercialista che spiega la compilazione dell’F24. E naturalmente ci sono i Ferragnez, anche loro rigorosamente in ciabatte e pigiama perché, come recita lo slogan, si tratta di “real people, real videos”, persone vere e video veri.
Tik Tok è di tutti e per tutti, connette persone di tutto il mondo in una sola grande comunità virtuale. La comunità dei Tik Tokerche solo in Italia conta più di 3 milioni di persone.
E’ vero, in origine il target di Tik Tok erano preadolescenti e adolescenti ma oggi non è più così . Il meccanismo della “cerchia di amici” che aveva decretato il successo di facebook o twitter è stato soppiantato dal nuovo imperativo del mondo social: quello che conta è esserci ad ogni costo. I video vengono postati in modalità “pubblica” per incuriosire e catturare l’attenzione di tutti, per farsi vedere e per essere visti. Non importa se si tratta di propri coetanei o di adulti che non si conoscono, quello che conta è ricevere il maggior numero di like, visualizzazioni, commenti, per scalare la classifica e finire tra i leader, nella pagina “per te”, quella a cui tutti i Tik Toker sognano di arrivare. Tik Tok è il surrogato perfetto della cultura del narcisismo, profetizzata da Christopher Lasch, in cui ciò che conta è apparire e ritrovare negli altri la certezza del proprio valore, della propria bellezza, della propria capacità. E’ il tempo di Narciso, il tempo in cui non basta più lo specchio di casa propria ma servono infiniti specchi-smartphone che possono confermare, a suon di like, l’importanza di ciò che si è, passando da ciò che si fa.
E’ la società che Cantelmi ha efficacemente definito “tecnoliquida” per riferirsi alla società post moderna, nata dalla fusione tra il mondo digitale di Steve Jobs e quello liquido di Zygmunt Bauman, una società invasa da narcisismo e autoreferenzialità, da una ricerca spasmodica di emozioni forti (sensation seeking) e dal conseguente bisogno di platealità, da relazioni liquide “sempre online” e dalla chimera della rapidità di connessione intesa come rapidità di pensiero.
A proposito di pensiero…
L’intuizione che ha permesso all’azienda cinese Bytedance, proprietaria di Tik Tok, di raggiungere in tutto il mondo circa 1 miliardo di utenti è un algoritmo che ha soppiantato in tempi rapidissimi i precedenti virtuosismi dei guru della Silicon Valley. Si tratta di un meccanismo tanto semplice quanto diabolico: l’algoritmo è in grado di “registrare” il tempo dedicato da ciascun utente alla visualizzazione dei diversi video per poi proporre nella sezione “per te”, in modo sempre più mirato, altri video che corrispondono per caratteristiche o contenuti a quelli su cui ci si è precedentemente soffermati. In breve Tik Tok “studia” il comportamento di ciascun utente e sceglie cosa continuare a mostrare e visualizzare. Ti interessa sbirciare nella vita di un famoso Tik Toker? Ti soffermi sui video che raccontano di malattie o lutti? Tik Tok lo sa e ti accontenta mostrandoti ciò che ti interessa, gli bastano quindici secondi per tarare i tuoi contenuti e condizionare così la tua libertà di scelta. Se non decidi rapidamente Tik Tok deciderà per te. Tutto questo non senza conseguenze.
Il meccanismo sviluppato dagli ideatori di Tik Tok va infatti a sollecitare un’area cerebrale, il sistema limbico, in grado di rispondere in tempi rapidi a emozioni e gratificazioni. Si tratta di una delle aree più antiche del nostro cervello che si contraddistingue per la rapidità con cui le informazioni vengono acquisite e poi trasmesse al resto del sistema nervoso, diversamente da ciò che accade in altre aree più evolute, come quelle corticali, in cui è richiesta una maggior elaborazione delle informazioni. Il rischio, per un cervello ancora in fase di maturazione, è di favorire con sempre maggior frequenza e intensità lo sviluppo di un pensiero veloce, di tipo automatico e, viceversa, compromettere lo sviluppo di importanti funzioni esecutive come memoria, attenzione e capacità di ragionamento, sostenute da processi decisionali più “lenti” e articolati. Il rapido susseguirsi di stimoli visivi e sonori accattivanti può risultare dannoso per un cervello, come quello adolescenziale, massimamente plastico e quindi massimamente modellabile da stimoli esterni. Va inoltre ricordato che in preadolescenza e adolescenza il circuito limbico è particolarmente sensibile al sistema dopaminergico della ricompensa (leggi like, visualizzazioni e commenti); di contro, la corteccia prefrontale, area il cui il compito è monitorare e pianificare i comportamenti inibendo quelli inopportuni o pericolosi, è ancora in piena fase di maturazione. In qualche modo il rischio è di apprendere sempre di più ad “agire senza pensare” . E’ evidente come i colossi cinesi della Bytedance conoscano molto bene il funzionamento dei nostri circuiti cerebrali…

Adultescenti
“Quello che conta è divertirsi, svagarsi, non pensare” e Tik Tok lo sa bene. E’ un’applicazione facile da utilizzare, immediata e seducente, permette a chiunque di fare brevi video che potenzialmente possono diventare virali. Il mondo adolescenziale non può che essere attratto da un social con queste caratteristiche e in qualche modo non c’è nulla di strano in questo. Nessuna novità. Quello che invece dovrebbe far riflettere è l’ennesima invasione da parte del mondo adulto. Era già successo con altri social che sono stati gradualmente presi d’assalto da genitori, nonne e nonni, insegnanti e politici e che un po’ alla volta hanno costretto gli adolescenti a migrare altrove, in altri contenitori virtuali. Da facebook a Instagram e ora Tik Tok. Sembra che nel web gli adolescenti cerchino disperatamente un luogo che sia solo loro, estraneo agli adulti. Invece, ancora una volta, la distanza si azzera ed ecco che le mamme-amiche postano video mentre ballano con la propria figlia, i papà cantano in mutande simulando un duetto con la figlia-fidanzatina, gli insegnanti al cambio dell’ora fanno un Tik Tok con i collaboratori scolastici. Mentre gli adolescenti cercano di fare gli adolescenti, il mondo adulto abbandona il terreno educativo e si rifugia nell’app del momento per divertirsi, per giocare, per non pensare “perchè in fondo anche gli adulti hanno bisogno di leggerezza”. Poco importa se i propri follower sono i figli o gli amici dei propri figli o se nella stanza accanto c’è la sedicenne di casa intenta a sua volta a muoversi a tempo di like. Questi due mondi un tempo erano nettamente separati da sani conflitti e giusta distanza. Lo spazio che li delimitava era uno spazio di conflittualità necessario all’adolescente per sganciarsi dal mondo dei genitori, per affermarsi e in qualche modo “rinascere” con una nuova identità, voluta, scelta e combattuta. Oggi adolescenti e adulti si incontrano sui social. Lo spazio virtuale di Tik Tok è la fotografia di una realtà sociale sotto gli occhi di tutti: gli adulti non vogliono fare gli adulti. A fronte di un crescente e sempre più allarmante bisogno di adultità i genitori di oggi preferiscono divertirsi facendo balletti e smorfie piuttosto che assumersi la responsabilità educativa di ciò che accade.
Resta da chiedersi, se gli adulti fanno gli adolescenti su Tik Tok, cosa faranno gli adolescenti?

Bibliografia
Cantelmi T., Lambiase E., (2017), “Tecnoliquidità: nuovi scenari (evolutivi?) per la salute mentale”, Modelli della mente, 1, 7-69
Lasch C., (2001), La cultura del narcisismo. L’individuo in fuga dal sociale in un’età di disillusioni collettive, Bompiani, Milano
Oliverio A.,(2008), Geografia della mente, Cortina, Milano
Spitzer M., (2018), Emergenza smartphone, Corbaccio, Milano

Sitografia
https://www.lastampa.it/tecnologia/news/2018/08/03/news/musical-ly-si-fonde-con-tik-tok-e-diventa-un-colosso-da-600-milioni-di-utenti-1.34036414

Tik Tok lets you duet with yourself, a pal, or a celebrity, su The Nation, 23 maggio 2018

 

BOX: AVVISO AI GENITORI NAVIGANTI

Paola Cosolo Marangon

Come abbiamo letto dall’intervista le ragazze che hanno risposto alle nostre domande sono accomunate da un elemento decisamente importante: i loro genitori ci sono e sono consapevoli che utilizzare in maniera inappropriata questo social (come del resto tutti gli altri) può essere molto dannoso. Le ragazze hanno un profilo privato, anche se tentano di farsi dare il permesso per accedere a quello pubblico non la spuntano; hanno un tempo di utilizzo dopo il quale puf! Tutto si spegne. Un dispositivo possibile che i genitori dovrebbero conoscere, perché gli adolescenti non ce la fanno ad autoregolamentarsi. E’ inutile dire “non stare tanto sullo smartphone” è pressoché impossibile. Del resto basta osservare noi stessi, il tempo con un device in mano scorre che nemmeno ce ne accorgiamo.

Purtroppo uno dei problemi è proprio questo, non rispettare le norme di utilizzo e le regole sulla privacy. A questo proposito devo dire il vero questo social è molto chiaro. Tutta la normativa sulla privacy davvero molto dettagliata[1]. Si specifica che legalmente i gestori si appoggiano alla normativa europea per chi risiede in Europa [2] e a quella statunitense per chi risiede in quell’area geografica.[3] Le regole sono molto chiare e prevedono sopra tutto la responsabilità relativa all’età degli utilizzatori. Cito prendendo dal testo “TikTok non è rivolta a minori di 13 anni. Se si ritiene che siamo in possesso di dati personali raccolti da un minore, o relativi a quest’ultimo, si prega di informarci all’indirizzo privacy@tiktok.com” .Molti di noi ed io per prima ci chiediamo come mai si vedono bambini che utilizzano questo social, adulti che postano i loro piccoli video con i figli, stanno appiccicati sperando nei tanti like che potranno dare loro popolarità.

Le norme sono chiare e viene anche specificato bene l’utilizzo dei dati che la Piattaforma raccoglie, anche e soprattutto a scopo commerciale.

L’avviso ai naviganti genitori potrebbe essere questo:

1 Leggete bene il regolamento e rispettate i 13 anni come età minima (fatelo rispettare ai figli). Non importa se sono con i genitori, sotto i 13 anni non devono comparire.

2 Non consentite l’account pubblico ma solo quello privato

3 Verificate con chi sono in contatto i vostri figli e guardate assieme a loro i video postati

4 Monitorate quello che i vostri figli postano facendo attenzione all’uso della propria immagine, non si può esporre tutto, è necessario essere gelosi della propria intimità

5 Attivate il parental control sul dispositivo dei vostri figli fino al 18° anno di età

6 Utilizzate il blocco per l’utilizzo[4], un tempo per Tik Tok e il resto per amici veri in carne e ossa

7 Se potete, non diventate Tik Toker. Lasciatelo agli adolescenti.

 

 

[1] https://www.tiktok.com/legal/privacy-policy?lang=it

[2] https://www.tiktok.com/legal/privacy-policy?lang=de-DE

[3] https://www.tiktok.com/legal/privacy-policy?lang=en#privacy-us

[4] Ad esempio Parental Control App by Screen Time LabsGenitori ma ce ne sono molti altri in commercio, basta confrontarsi con il proprio gestore o in un punto vendita smartphone