COVID E GUERRA

Estate, vita all’aria aperta e finalmente un senso di maggiore libertà. La pandemia non è finita del tutto ma con i vaccini e la vita dentro la natura il tutto si fa più accettabile. Non siamo attaccati quotidianamente da notizie nefaste e si spera che , a lungo andare, si impari davvero ad avere quei comportamenti virtuosi che consentono a tutti di rispettarsi reciprocamente e dunque di perseguire l’agognato obiettivo di veder sconfitto il virus.

Ho letto molto questa estate, come del resto accade quando il lavoro si fa meno pressante e si possono coltivare le passioni talvolta doverosamente accantonate. Ho letto libri di storia, ho sentito la necessità di riprendere il filo di quanto è successo nel passato per comprendere maggiormente quanto stiamo vivendo. E’ sempre intrigante porsi la domanda: siamo quello che ci hanno fatto diventare o abbiamo avuto la possibilità di scegliere?

E’ impossibile dunque non affrontare il ventennio fascista e gli angoli bui che vorremmo accantonare. E’ proprio in quel periodo che in realtà molte risposte alle domande di oggi possono trovare casa. Ma non volevo parlare di questo, bensì di un parallelismo che più volte ci è capitato di sentire rispetto alla pandemia. E’ stata più e più volte associata alla guerra. Il nemico da combattere, le restrizioni, il coprifuoco. Sono sempre rimasta molto scettica di fronte a questo paragone e ne ho trovato conferma nel bel libro di Patrizia Gabrielli “Se verrà la guerra chi ci salverà”[1].A parte tutta la ricerca sullo sguardo infantile in periodo bellico e postbellico, il ragionamento della professoressa riguarda proprio questa associazione covid/guerra. Se noi uscivamo durante il coprifuoco potevamo al limite prendere una multa, al tempo della guerra essere dilaniati da una bomba. Le restrizioni vissute al tempo del Covid non hanno mai significato privazioni di cibo, acqua, beni essenziali; al tempo della guerra le file fuori dai negozi significavano sperare di accaparrarsi un tozzo di pane o un bicchiere di latte. Due banali esempi per dire che è facile usare parole per fare effetto, la realtà è ed è stata molto diversa. Forse per fare sensazionalismo è piaciuto fare gli strilloni, chi ha vissuto la guerra capisce la differenza. Mia suocera dall’alto della sua semplice vita vissuta ha sempre detto: “il virus fa paura certo ma siamo al caldo nelle nostre case, abbiamo cibo, abbiamo tutto quello che ci serve, la guerra è un’altra storia”.

Condivido con voi questi pensieri perché, proprio in un tempo leggero quale quello estivo, può trovare spazio un semino di consapevolezza in più.


[1] Patrizia Gabrielli, SE VERRA’ LA GUERRA CHI CI SALVERA’?, Lo sguardo dei bambini sulla guerra totale, Il Mulino, Bologna, 2021