LA CASA LUNGO LA FERROVIA PROSSIME PRESENTAZIONI

 

 

3 ottobre Sagrado, sala parrocchiale ore 18,30

presenta Lucia Vinzi con letture di Enrico Cavallero

29 ottobre 2019 Pasian di Prato

Gli oggetti e le case che abitiamo, oltre alle persone che incontriamo nel corso della nostra vita, sanno rivestire un ruolo unico e prezioso che parla di noi agli altri e rivela spesso la nostra anima più autentica. In questa narrazione l’autore riesce in un’impresa non facile, quella di dare voce a una casa che pian piano prende forma, racchiude in sé tutte le speranze e le fatiche del protagonista in cui facilmente ognuno di noi può rivedere un padre o un nonno. Ascoltando la voce della casa e le vicende di “una vita come tante” ma non per questo, ovviamente, priva di eventi assolutamente straordinari, possiamo rivivere anni di storia recente in cui ciascuno può facilmente ritrovare qualcosa di sé. Un’affabulazione rara, fresca e sapiente al tempo stesso, che può far pensare, tra gli altri, al talento di raccontare storie di Marco Paolini. (Motivazione del premio Pontegobbo 2017)

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Mondadori

Europa Edizioni

 

3 pensieri riguardo “LA CASA LUNGO LA FERROVIA PROSSIME PRESENTAZIONI

  • 13 febbraio 2019 in 14:08
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    Ho letto il tuo libro, molto bello veramente. Ci ho trovato dentro anche un po’ della storia della mia famiglia, mio padre si è fatto la casa più o meno nello stesso periodo e con gli stessi sacrifici. Quella casa che pure ho lasciato 30 anni fa sarà sempre la mia casa. Quando la rivedo continua a raccontarmi la sua storia e quella della mia famiglia. Come nel tuo libro le case hanno veramente un’anima. Tiziano Tempesta

  • 13 febbraio 2019 in 14:10
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    Posso dirti…COMPLIMENTI! Hai una scrittura veramente piacevole ed uno stile narrativo che, ti dirò, mi ha sorpreso per la sua originalità e capacità di evocare cose, storie, sentimenti del passato e nello stesso tempo di emozionare chi legge. Flavia Moimas

  • 25 giugno 2019 in 13:32
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    La mia storia è un grosso gomitolo grezzo: partendo da un nucleo fatto di un carro di sabbia dell’Isonzo.
    Se queste mura potessero parlare cosa direbbero?
    Novembre 1952. Nel cuore del Friuli, tra la Carnia e Monfalcone, l’Isonzo e il confine con la Slovenia vive Luigi: le sue corse in Vespa per raggiungere il cantiere navale dove lavora, il suo amore per la montagna e le belle Dolomiti, gli amiconi di sempre con cui condividere sudore e risate e la promessa di matrimonio fatta a Maria, la sua fidanzata.
    I ricordi della guerra appena terminata si amalgamano saldamente alla terra su cui Luigi sceglie di costruire la sua futura casa, che è fatta di cemento e mattoni ma è anche la fatica del sogno, il desiderio di creare un nido con le proprie mani.
    Ed ecco che la casa si sveglia, prende vita. Respira l’odore di sudore degli uomini al lavoro, il profumo del legno di abete della Carnia con cui sono fatti i pavimenti o quello delle rose piantate in giardino da Maria. Riconosce il fischio del trenino di passaggio lì accanto e il rumore della Vespa di Luigi in arrivo lungo la strada. Ascolta le parole di chi si racconta tra lacrime, paure, risate e speranze. Sorveglia compiaciuta l’andirivieni di uomini e donne del paese che lavorano a mani nude per renderla solida, sicura e accogliente. Si emoziona nel veder crescere l’amore di Luigi e Maria, un amore pulito e sincero, e ne custodisce i pensieri più intimi.
    Luigi racconta la casa e la casa racconta Luigi, le due narrazioni si intrecciano senza soluzione di continuità, in una storia densa di dettagli, di avvenimenti e di evocazioni. A fare da sfondo ci sono le tradizioni di un territorio, quello della Bisiacaria, ben noto all’autrice.
    La scrittura è ricca e autentica, Paola Cosolo Marangon riesce a caratterizzare, con estrema delicatezza, ogni personaggio in un connubio di vivacità e grande profondità di sentimenti.
    In ogni casa c’è un baule di ricordi che talvolta chiede di essere aperto e che spesso scegliamo di lasciare in soffitta. Restituire dignità alla nostra storia, per quanto dolorosa possa essere, significa avere il coraggio di guardare dentro al baule e congedarsi da esso, significa decidere cosa portare via e cosa lasciare indietro.
    Ringrazio Paola Cosolo Marangon per questo libro che sento come un invito ad omaggiare il luogo in cui scegliamo di vivere, che “adottiamo” per ripararci quando fuori imperversa la bufera, così come un incoraggiamento ad andare avanti, con determinazione, per costruire “nuove case” e nuovi sogni.
    E’ un libro che mi ha molto emozionato e che consiglio a chiunque.
    Sabbia mattoni e cemento non provano emozioni, ma una volta che vengono impastati con la vita degli uomini , con le loro speranze e aspirazioni, con la fatica e l’impegno si trasformano in particolari alchimie che fanno sì che le case, quelle costruite per dar forma ai sogni, come me, diventino un tutt’uno con i loro abitanti. In qualche modo le case acquistano un’anima.
    Laura Petrini

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