GENITORI IN DIVENIRE…

Continuando la riflessione sui genitori in divenire, sulla partecipazione dei genitori alle serate di Scuola Genitori e alle tante occasioni di confronto che si tenta di proporre al mondo educativo familiare sempre più capita di vedere genitori con il pancione. Mamme che non hanno ancora il neonato e lo portano dentro la pancia.

Mi fa estremo piacere perché non è molto diffusa la consapevolezza dell’educazione prenatale. Si pensa alla genitorialità solo quando un bambino nasce e supera una certa età. Solitamente si pensa che la genitorialità inizi con l’educazione di un bambino già senziente, quando entra in relazione consapevole con il mondo adulto.

Molti studiosi ci dicono invece che l’educazione parte da molto prima, dal pancione proprio e qualcuno sostiene addirittura dal momento del concepimento.

Un libro di qualche anno fa, Mamme e papà[1], ricordava l’importanza di accogliere una creatura fin dal primo momento. E’ da come si accoglie la notizia della gravidanza che inizia la relazione con la nuova vita ed è da come entrambi i genitori si occupano del periodo prenatale che si struttura al meglio il futuro di un bambino. Si parla di imprinting genomico, è un regolatore di quei geni che modellano il carattere del bambino ancora prima del suo concepimento.

Un bambino prima della nascita vede svilupparsi il suo temperamento, avviene all’interno dell’utero della mamma, è innato e ci parla dell’eredità. Ci sono caratteristiche fisiche e psichiche che appartengono un po’ ad ognuno dei genitori e vengono “passate” al nascituro. Il temperamento condiziona soprattutto il periodo della prima infanzia.

Il carattere invece inizia a formarsi a partire dalla nascita e si sviluppa durante l’infanzia e vede quale elemento importante l’ambiente familiare e il contesto socioculturale attorno a lui.

La personalità invece comincia a manifestarsi dopo la pubertà, quando è avvenuta la maturazione fisica. Nella personalità l’individuo coniuga tutto ciò che appartiene al mondo genetico ereditario e socio culturale. Dunque l’importanza dell’educazione è fondamentale.

Accogliere un bambino, aiutarlo a diventare un bambino reale sganciandolo dal bambino dei nostri sogni, saperlo accettare per quello che è e non per quello che noi vorremmo che fosse. Questa la cifra principale. Accettare anche i lati che non ci piacciono, quelli che con tutta probabilità richiamano nostri difetti o difetti del nostro partner.

Non caricarlo di aspettative ma accogliere quello che ci può dare ricordando sempre che un bambino è un individuo unico e irripetibile.

L’errore più grosso che possiamo fare è cercare di farlo diventare ciò che noi vorremmo che fosse.

Mi piace concludere questa riflessione riprendendo una frase del libro sopra citato, “”Il fine dell’educazione è la realizzazione dell’essere umano nella sua originalità e unicità ed è influenzata dalle relazioni genetiche e dall’ambiente”. Ricordiamolo sempre.

[1] Gino Soldera, Mamme e papà, Città Nuova, Roma, 2014