GRAZIE AL VIAGGIO IN TRENO…

Quando si viaggia in treno spesso ci si trasforma in grandi spie. È inevitabile, come ho più volte detto e sottolineato, farsi gli affari degli altri. Non si può non sentire quello che dice il vicino, per quanto si infilino le cuffie e si cerchi di alzare il volume a palla, i rumori possono di più.

Talvolta, come l’ultimo viaggio che ho fatto, di proposito mi metto in ascolto ad osservare i miei simili. Gente diversa che sta uniformando le modalità comunicative, nel dettaglio mi piace carpire alcuni comportamenti che sono senza dubbio caratterizzanti un’epoca.

Nel mio ultimo scritto sottolineavo i termini inadeguati con cui chiamiamo e ci rivolgiamo a figli o cani. Per l’appunto una signora al mio fianco parla al telefono con una persona e racconta quanto sia bello A. Deve fare il passaporto per andare all’estero ed è tanto preoccupata di non riuscire a farlo in tempo. Chiede dove si trova in quel preciso momento e dall’altra parte si sente (perché ovviamente il tutto si svolge in vivavoce) che è ancora a letto, pigrone. Ha fatto colazione ma poi se ne è tornato a letto approfittando del fatto che la mamma era partita. Lui lo sa, dice la signora, quando può prendersi delle libertà. Sempre dall’altra parte si sente dire “adesso ti mando il video che balla. Prima di rimettersi a letto, siccome avevo la musica che gli piace tanto, lui ha iniziato a ballare. Uno spasso”. E arriva il video. Ovviamente la signora è al mio fianco e non posso non vedere il video, anzi ho come la sensazione che voglia esibire la performance. A. è un cane.

Mi sento svenire. La conversazione faceva pensare assolutamente ad un bambino a casa con la babysitter o comunque ad una persona.

Sono imbarazzata e molto per la signora al mio fianco la quale richiama subito dicendo di aver visto il video e che A. è proprio un amooooooooreeeeee.

Distolgo lo sguardo e penso alla possibilità di cambiare di posto ma il treno è strapieno, un Frecciargento di lunga percorrenza . Non ho altra possibilità che tentare di isolarmi leggendo, ma…come si fa? I vicini al di là del corridoio sono una famigliola con bambino di pochi anni  che sta guardando a volume improponibile un video di cartoni animati mentre la madre ( o presunta tale) parla con vivavoce raccontando la cena di ieri sera che faceva davvero schifo, uno sushi da dimenticare, il pesce che puzzava e non ti dico il bicchiere con la traccia di rossetto. Il padre smanetta sul suo tablet, in silenzio, almeno quello .

La sensazione provata è quella di essere in cattura, immersa in un mondo che non è il mio, un mondo fatto di tanta comunicazione isolata, ognuno si fa i fatti propri incurante degli altri.

E pensare che nelle mie serate continuo a dire – e lo penso realmente – che possiamo farcela. Possiamo riprendere in mano l’educazione, possiamo vivere così come ho visto fare in Norvegia, con il tono della voce basso, le suonerie dei cellulari vibranti e non con suonerie impossibili. In questa carrozza c’è anche uno o una che fa suonare Faccetta nera, ma non era vietato? Eppure quella suoneria ha chiamato il suo destinatario almeno tre volte.

Certo educazione intesa come comportamento legato alle abilità sociali ormai è una parolaccia, non esiste quasi più. Lo spazio pubblico non vede più rispetto tanto quanto quello pseudo pubblico dei Social. Abbiamo sicuramente ottimi spunti da parte dei nostri ministri, dei nostri influencer politici. Si ha l’impressione che la gente, detto in termini molto generali, non consideri più che esiste o dovrebbe esistere la possibilità di esprimersi liberamente considerando sempre la libertà degli altri. Questo treno è un delirio, sarebbe bello poter fare un video da proiettare nelle mie serate di scuola genitori come esempio di tutto ciò che dovremmo cercare di non fare. Mi alzo per andare in bagno e nello spazio riservato ai passeggini c’è una signora con un bimbo molto piccolo, credo al di sotto dell’anno che ha in mano uno smartphone. Lo osservo un po’ mentre attendo che si liberi il bagno, lui guarda come drogato le immagini di un coniglietto che fa le capriole. Lo schermo diventa nero e lui lo gira tra le mani, poi si mette a ciucciarlo avidamente addentando  l’angolo superiore. La madre non se ne accorge intenta come è a smanettare sul suo tablet.

 

Eppure possiamo farlo, dobbiamo farlo, dobbiamo credere che queste osservazioni di situazioni particolari e paradossali ci devono essere utili per indirizzare le nostre azioni educative perchè si dovrà cambiare qualcosa. Rivoluzione, che bella parola!