GUARDA DI FARE IL BRAVO!

Quante volte ci è capitato di dire una frase del genere a nostro figlio o a nostra figlia. Raccomandazioni preventive senza sapere se ciò che temiamo accadrà effettivamente oppure no.

Come ci raccomandiamo sempre il tema raccomandazioni deve essere calibrato a seconda dell’età del nostro bambino o bambina.

Quando i bambini non sanno contare il tempo, vivono la quotidianità in maniera contestuale, capiscono se vedono, mi chiedo – e chiedo ai genitori – che senso ha raccomandare loro questa o quest’altra cosa?

La risposta che tendenzialmente mi viene data è : perché vogliamo che siano educati.

Se il bambino è piccolo, della scuola dell’infanzia ad esempio, fare continue raccomandazioni lo mette in uno stato ansioso, la richiesta che gli viene fatta da un genitore non è detto che sia sostenibile, nella maggior parte dei casi non lo è proprio. Come fa un bambino a prevedere ciò che accadrà? Che tipo di tensione emotiva gli viene richiesta?

I bambini vivono l’esperienza dell’immediato, quando sanno che ci sono aspettative continue da arte dell’adulto si caricano come una molla. Ovviamente non sto dicendo che non possiamo dire in assoluto ad un figlio “non comportarti male”, sto dicendo che non dobbiamo essere assillanti e ripeterlo ogni giorno e in troppe circostanze.

Alcuni genitori mi raccontano episodi che definirei “da manuale”. La mamma che prima di entrare in negozio raccomanda più volte al figlio di comportarsi bene, il bambino glielo promette e quando si trova dentro al negozio fa di quelle scene come mai prima. Mamma desolata lo sgrida e lui da di matto.

All’uscita si ostina a chiedere al bimbo il motivo di tale comportamento e il piccolo dice di non saperlo. Non sta dicendo una bugia, non lo sa per davvero. Forse mentre si trovava là dentro continuava a ripetersi “chissà cosa devo fare per far contenta mamma?” e la cosa gli è sfuggita di mano.

L’educazione passa attraverso la quotidianità, le azioni più che le parole, i richiami giusti al momento giusto di modo che il bambino possa capire di cosa stiamo parlando.

Sgridare un bimbo alle quattro del pomeriggio perché ha combinato una marachella alle nove del mattino non ha senso, lui non riesce a collegare l’arrabbiatura del genitore con il fatto accaduto in altro contesto con altre persone.

Impariamo a stare dentro la nostra emotività, la paura di essere catalogati cattivi genitori perché nostro figlio è maleducato.

Impariamo ad aiutare i bambini a comprendere ciò che chiediamo loro, ad essere concreti e coerenti, chiari e accoglienti. Solo così impareranno la “buona educazione”. Il modo con cui ci rivolgiamo a loro è il primo elemento di buona educazione: aggressività, voce alterata, richiami a sproposito fanno scuola. Non possiamo poi arrabbiarci se tutto questo ci viene puntualmente restituito. E’, quasi certamente, una questione ansia adulta ed una volta ancora ci dobbiamo chiedere: che c’entrano i bimbi? Siamo noi che dobbiamo sapere cosa serve loro.