I BAMBINI CON UNA MARCIA IN PIU’….FORSE…

Nell’ultimo numero della nostra rivista Conflitti suggerisco un ottimo articolo a firma Lorella Boccalini e Pierangelo Pedani (1). Viene trattato il tema del bambino plusdotato ovvero il bambino con caratteristiche che stanno un po’ al di sopra della media. Bambini che imparano molto presto a leggere e scrivere, intuiscono la matematica o hanno capacità di eloquio sorprendenti. Sono bambini che spesso mettono in difficoltà gli insegnanti, fanno molta fatica a stare nelle cornici pensate per il gruppo e talvolta vengono tacciati da “iperattivi” perché si annoiano e talvolta disturbano durante le lezioni. Il fenomeno sembra essere esploso negli ultimi tempi, non sono rari i genitori che in consulenza sostengono di avere figli non capiti dagli insegnanti, intelligentissimi, acutissimi, molto molto svegli.

Come i due autori dell’articolo specificano, è necessario andare cauti con questi pargoli talentuosi. La tentazione dei genitori è quella di metterli in scuole apposite dove si va a stimolare il “genio” oppure tendono a fargli fare il salto classe in modo da far bruciare loro alcune tappe.

Il tema è complesso e serve senza dubbio mettere in guardia i genitori rispetto alla loro modalità di vedere i propri figli. Indossare gli occhiali adatti è quanto mai doveroso, se il talento c’è esce senza dubbio ma bruciare le tappe evolutive potrebbe causare danni non facilmente riparabili.

Tutti quanti abbiamo davanti agli occhi un Mozart che, come viene riportato nell’articolo, a sei anni componeva musica o un asso del calcio come Pelé o della danza, una per tutti la compianta Carla Fracci. Erano talenti indiscussi e nonostante il contesto in cui sono cresciuti (fatta eccezione per Mozart figlio e nipote di musicisti), è emerso il loro essere speciali e eccezionalmente dotati.

Una canzoncina di Gianni Morandi qualche anno fa diceva “Uno su mille ce la fa”, se la stoffa c’è esce. Dunque una prima raccomandazione è non cercare a tutti i costi il genio. Osservare un bambino nella sua totalità, lasciarlo vivere le sue tappe di sviluppo nel modo più naturale possibile, osservare la relazione con i pari, con le sue emozioni, con la capacità di stare “al mondo”. Eventualmente supportarlo con qualche attività aggiuntiva ma senza estraniarlo dal suo ambiente, gruppo, classe.

Le aspettative dei genitori possono fare la differenza, accettare il bambino per quello che è senza voler premere sull’acceleratore è importante. Mi chiedo quale atteggiamento hanno tenuto i genitori del piccolo Laurent, il bambino prodigio laureatosi in fisica a soli undici anni. Dovrei essere un’amica di famiglia e scoprire davvero come sono andate le cose prima di poter parlare, ma sarei curiosa di vedere se questo genio – cha ha tentato di laurearsi in Olanda un paio di anni fa ma è stato bloccato dal rettore – è mai stato bambino. I genitori sembrano avere una parte importante, gli stanno facendo da manager e il ragazzino ha le idee molto chiare. Da quanto si può leggere sulla stampa ha dichiarato di voler lavorare sulla creazione di tutti gli organi umani per consentire di sostituirli con manufatti artificiali nel momento in cui si dovessero “rompere”. Ho sorriso pensando che molti ragazzini a quella età hanno idee avveniristiche, vorrebbero salvare il mondo o rovesciarlo, con il piccolo cittadino di Ostenda invece le cose sono un po’ diverse, sembra che sappia proprio il fatto suo. Da un lato spero che il suo futuro gli porti in serbo tutte le realizzazioni possibili ma dall’altro lato tremo all’idea che possa bruciarsi in fretta come quelle fusette che a Capodanno fanno tantissima luce e si consumano in un attimo. Mi auguro che i genitori siano consapevoli che oltre al genio c’è un bambino.

(1) Lorella Boccalini, Pierangelo Pedani, I bambini molto, molto intelligenti, Conflitti, numero 3 anno 2021 pagine 16-19