I BAMBINI DEVONO CORRERE

I bambini devono correre, se li osserviamo quando hanno imparato a camminare bene, tendono ad andare veloci, a correre e lo fanno prevalentemente sulla punta dei piedi per continuare a bilanciarsi. Corrono perché vogliono scoprire, vogliono conoscere, vogliono esplorare. Il tempo che hanno davanti a loro è illimitato e lo prendono tutto così come tendono a fare con tutte le cose a loro portata. Questa faccenda del correre continua negli anni, anche a cinque sei anni i bambini desiderano muoversi mettendo in pista tutte le loro energie e lo farebbero anche più in là. Quando si va a fare una passeggiata e li si lascia liberi di andare senza alcuna restrizione, loro corrono.

Le neuroscienze ci dicono che il modo migliore per far funzionare il cervello è quello di fare movimento, agli anziani si raccomanda di camminare il più possibile non solo per le ossa, per l’artrosi, soprattutto per ossigenare il cervello.

Molti anni fa il professore Zappella(1) aveva portato in Italia un metodo per aiutare i bambini affetti da comportamenti autistici, si trattava del metodo AERC e consisteva, per dirla in parole povere, nel trattenere un bambino, poi farlo correre a più non posso e sfogare muovendosi. Quando aveva esaurito la corsa il bambino dimostrava maggiore capacità cognitive e si riusciva a farlo apprendere meglio.

Perché riporto questa prassi, che ovviamente era dedicata specificamente a bambini autistici. Perché alcuni modelli di comportamento utilizzati per patologie specifiche possono darci informazioni importanti per tutti i bambini. Non dimentichiamo che Maria Montessori ha inventato il suo metodo a partire dai lavori fatti con i bambini oligofrenici e con le esperienze fatte con Itard.

Più un bambino ha accesso al movimento e più il suo cervello impara.

Dovremmo poter riflettere su questo aspetto. Osserviamoci quando decidiamo che i bambini debbano stare su di un passeggino per comodità nostra (su questo aspetto scriverò), quando li teniamo fermi a tavola per lunghissimi pranzi (magari con il supporto di un tablet per spegnere ogni velleità a muoversi); quando pretendiamo che camminino adagio e a lungo come fossero già anziani.

Ovviamente mi riferisco anche alle scuole, a partire dalla scuola dell’infanzia dove gli spazi predisposti alle attività “libere” sono sempre più angusti e i bambini continuano a sentirsi ripetere “non correre, non correre, non correre”.

Alla scuola primaria il corpo sparisce quasi del tutto e i bambini, anche a sei anni, stanno quattro cinque ore incollati alle loro sedie.

I genitori potrebbero davvero fare molto se insistessero con gli insegnanti per chiedere più movimento invece che più lingua straniera o computer. Tutto serve ma fino a che sono piccoli serve soprattutto libertà. Il cervello si muove tanto più il corpo si muove.

Provateci voi: quando dovete risolvere un problema (di qualsiasi natura) e vi arrovellate inutilmente, andare a fare una corsa. La soluzione si presenterà in un baleno.

(1) Vedi la rivista Conflitti, numero 3/2019 ,mia intervista a Zappella in occasione del Convegno “Dalla parte dei genitori” Piacenza, 13 aprile 2019