IL DOVERE DI TENERE VIVA LA MEMORIA

Quando ero bambina la giornata della memoria non esisteva, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite l’ha designata solo nel 2005, eppure ricordo distintamente che a partire dalla scuola elementare si parlava tanto di Olocausto e di deportazione degli ebrei. Sarà stato perché nella mia regione esisteva l’unico campo di sterminio italiano presso la Risiera di san Sabba, luogo di pellegrinaggio annuale da parte delle scolaresche; sarà stato perché il mio paesino e in genere la mia zona erano amministrati da giunte comuniste, di fatto l’incontro con partigiani, ex deportati e testimoni dell’epoca era prassi.

A iniziare dalla prima media si leggeva Anna Frank, Calvino, Fenoglio, Lussu e Rigoni Stern e tutti gli autori che raccontavano gli orrori delle guerre e delle deportazioni. Ricordo perfettamente i racconti fatti a casa da parte di alcuni amici di mio nonno o di mio padre, oppure il numero tatuato sul braccio dell’edicolante del paese vicino. Con curiosità la guardavamo ma non si osava dire nulla, memori dei racconti che lei ci aveva fatto a scuola.

Mi rendo conto che tanta sensibilità o paura era legata al mio territorio, qui si sono combattute le guerre, c’è sempre stato un confine e il fiume Isonzo sacro alla patria per gli ettolitri di sangue che ha visto versare nelle sue acque, ci sono state le foibe.

Il negazionismo non era di casa anche se il giorno del ricordo è stato possibile solo in tempi recenti, con il grosso lavoro di Giustizia e pace. Comunque non si negava la Shoah né il genocidio armeno, un milione di persone eliminate su due milioni e mezzo di popolazione. Molti armeni, di quelli fuggiti prima del 1915 e quindi scampati all’eccidio si sono trasferiti nelle mie zone.

Ora con una certa nonchalance si vedono comparire svastiche sui muri, si inneggia a Casa Pound, si sfila assieme a Forza Nuova, si cavalcano idee negazioniste e razziste.

Oggi è il 27 gennaio ed è un giorno simbolico, il giorno in cui l’Armata Rossa è piombata nel campo di sterminio di Auschwitz e ha posto fine allo scempio. E’ in questo giorno simbolico che dovremmo leggere ai nostri bambini un brano di Anna Frank, guardare assieme “La vita è bella” o “il pigiama a righe” o “Jonas che visse nella balena”. Dovremmo creare qual rituale che  aiuti i nostri figli a comprendere che determinate cose non possono succedere, non si può prendere alla leggera un simbolo, sia pure una croce uncinata tracciata “per scherzo” senza comprendere il significato.

E’ nostra responsabilità creare un mondo che sappia imparare dagli errori del passato, leggere la stori e vivere tenendo conto della memoria.

Senza radici un albero non vive, senza memoria non si crea futuro. E, come adulti, ricordiamo sempre il monito di Levi:

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.”