IL LAVORO CHE ASPETTA I NOSTRI FIGLI

Non si possono fare previsioni, questo è assolutamente vero. Chiedere ai nostri figli che cosa faranno da grandi è un azzardo che pochi oggi si sentono di fare. Da piccoli i bambini ti dicono che vorrebbero fare quei mestieri che incontrano più facilmente, ci sono schiere di cuochi ( e qui sai già che in famiglia le trasmissioni di cucina vano alla grande), c’è chi ti dice che vorrebbe fare il poliziotto (idem come sopra, le fiction a tema sono moltissime), c’è ancora chi vorrebbe fare la maestra o il calciatore.

Quando crescono un pochino e arrivano verso la fine della scuola primaria il tema si fa un po’ più complesso, valgono molto i mestieri visti sui social, ci sono decine di bambini e bambine che vorrebbero fare gli youtuber, cantanti, ballerini.

Sono quasi spariti i mestieri tradizionali, non ci sono panettieri, medici, ingegneri, sarte, parrucchieri nell’immaginario dei prepuberi.

Nulla di strano è ovvio, i bambini imitano, si lasciano suggestionare, vero è che hanno sempre meno esperienza visiva del mestiere degli adulti. La nostra vita è ormai blindata, non ci sono più gli incontri nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro. Ricordo da bambina il grande fascino quando potevamo entrare nel luogo dove i nostri papà svolgevano le loro attività: ho ancora nelle narici l’odore delle vernici della fabbrica metalmeccanica dove babbo lavorava. Aveva il suo fascino quello spazio enorme, con i motori cento volte più grandi di me.

Ci sono molte attività che i bambini non riescono a immaginare e il lavoro d’ufficio viene spalmato su una grande quantità di impieghi diventando un tutt’uno poco riconoscibile.

Arrivati alla scuola secondaria inizia la comprensione della nostra situazione sociale, inizia l’incertezza che non è solo caratteristica dell’età.

Quale futuro siamo stati capaci di preparare? Quanto abbiamo pensato che il nostro oggi dovrebbe in parte essere un investimento per il domani delle prossime generazioni?

Gli adolescenti non sanno più dove andranno a lavorare, non si tratta solo di immaginazione scarsa, si tratta proprio di impossibilità a leggere un domani. Ma c’è chi con certezza saprà cosa fare da grande… Lo riservo alla prossima puntata….