IL MITO DI ATLANTE: la pressione per arrivare “uno”

E’ inevitabile ricorrere al mito di Atlante per dare voce a quanto confessato dalla giovane Simone Biles, impossibilitata a partecipare alle olimpiadi per la fatica fisica e soprattutto psicologia. Ha dichiarato di sentire tutto il peso del mondo sulla sua testa, esattamente come accadeva al buon Atlante costretto a sostenere il peso del globo terrestre per una punizione inflittagli da Zeus.

La “punizione” che grava sulle spalle delle giovani atlete è l’eccessiva aspettativa da parte del mondo adulto. Il professor Lingiardi in un bellissimo articolo su La Repubblica[1] sottolinea la pericolosità della spinta adulta (genitori, preparatori atletici, allenatori) per il raggiungimento delle eccellenze. La metafora che utilizza Lingiardi è quella di Icaro che, spintosi troppo vicino al sole ha incendiato le ali che gli erano state poste sulle spalle dal padre Dedalo. È una metafora interessante che dovrebbe richiamare l’attenzione di quanti, e purtroppo non sono pochi, pretendono troppo dai propri figli o allievi.

Nella mia esperienza più volte ho incontrato genitori con aspettative molto alte nei confronti dei figli, basti pensare ad esempio alle tanti anticipazioni scolastiche. Una pretesa di bruciare tappe senza tener conto dei fisiologici tempi del bambino o del ragazzo. Non sempre lo sviluppo cognitivo corrisponde con quello motorio, relazionale o emotivo. Spesso forzare la mano può provocare cadute non indifferenti. Si trovano somatizzazioni significative in chi viene spinto oltre le proprie possibilità. Penso alle bambine ginnaste, seppure non a livelli altissimi. Ho incontrato più di una madre che non si è accorta di sintomi evidentissimi derivanti da una eccesso di aspettativa nei confronti della figlia. Sintomi che inevitabilmente si sono tradotti in un attacco nei confronti del corpo.

Anche dal punto di vista della produzione cognitiva non è raro trovare genitori che spingono per il massimo dei voti, figli che volentieri si rilasserebbero un pochino dopo aver portato a casa un 8 o un 9 ma si trovano davanti lo sguardo insoddisfatto di chi vorrebbe sempre il 10.

Mi auguro – perché non posso non considerare apprendimento tutto quello che accade attorno a noi – che l’esempio di queste giovani atlete possa servire un po’ a tutti. Insegnanti o genitori. Non è possibile far portare “il peso del mondo” sulle spalle, un peso che corrisponde a una pretesa di successo e di eccellenza. I bambini, i ragazzi, vanno accompagnati a trovare il loro giusto tempo, lo slancio, la possibilità di vivere con serenità anche un’attività sportiva o scolastica. –Torno a Icaro e rubo le parole al già citato Lingiardi: “Lo stile del nostro volo dipende da quelle ali. Alcuni sanno volare proprio là dove vogliono arrivare, altri sembrano condannati a un volo forzato , altri precipitano. (…)E’ l’attimo in cui Icaro,smentendo il mito, dovrebbe sapersi fermare per ricalcolare la sua altezza di volo”.


[1] Vittorio Lingiardi, Ragazze con le ali di Icaro, Repubblica, 28 luglio 2021 pag 24