IL VIRUS CHE HA CREATO DISPARITA’

Durante i mesi in cui eravamo chiusi in casa – mi riferisco alla prima volta, quella primaverile – correva voce che il virus fosse democratico. Infettava tutti belli e brutti, ricchi e poveri, grandi e piccoli (anche se i più piccoli un po’ meno, ma tanto erano tacciati come untori e quindi ancora peggio).

Ovviamente in quanto virus il nostro Covid non guarda in faccia nessuno, colpisce a destra e a manca ma chiamarlo democratico…

Passeggiavo domenica scorsa tra i boschi del mio luogo dell’anima. Una perla delle Dolomiti, non in Alto Adige (zona rossa) ma in Friuli, ancora zona gialla (ops, mentre scrivo è già diventata zona arancione, sob!). Un posticino dove Covid sembra non essere ancora arrivato, dove gli spazi aperti sono davvero vasti, dove gli assembramenti non ci sono (non è ancora il periodo dello sci), dove le persone portano regolarmente la mascherina quando vanno a comperare il pane. Piccola oasi di serenità, non lo nego. Domenica dicevo, mentre mi accingevo a fare la mia fortunata escursione ho incontrato due mamme con i figlioli, ne avevano sei e mi sono detta “prolifiche”. In realtà, scambiando un paio di battute con loro, ho scoperto che di figli loro ce n’erano uno a testa e gli altri erano delle mamme amiche.

Mi hanno spiegato che loro la domenica si passano i figli, si danno una mano a vicenda, un paio di mamme esce a fare una bella scarpinata o a far giocare i ragazzini nei vasti prati mentre le altre lavorano o fanno le faccende di casa. Questa cosa è nata durante il lockdown quando non si poteva uscire dal perimetro di casa. Prendevano un po’ di bimbi del condominio e a turno li stavano ad osservare mentre loro giocavano nel cortiletto o nello spazio adiacente casa. Questa cosa è continuata anche dopo e ora la portano avanti. I bambini frequentano la scuola (per ora), vedono i loro compagni ma anche qua le restrizioni ci sono come ovunque. Le mamme mi hanno sottolineato che hanno fatto un pensiero: i bambini hanno il diritto di stare fuori e di giocare tra loro, di vivere momenti di aria senza troppe costrizioni, dunque come adulti si sono attrezzate. E funziona.

Mentre parlavo con loro pensavo ai racconti dei tanti genitori in zona rossa, delle fatiche a far stare dentro i bambini, della fame di compagni e compagne, della noia a doverli vedere solo attraverso un video.

Bambini che vivono in città, dove a malapena c’è un balcone o un piccolo terrazzo. Alla faccia del virus democratico pensavo tra me e me. Però non ci dobbiamo arrendere, anche vivendo in città, anche dove gli alberi si possono guardare da lontano, si possono fare dei ragionamenti per consentire ai bambini di avere la loro parte di aria e di socialità (che non sia una socialità sui social).

Ci si può alleare (veramente) tra vicini di casa, dirimpettai, condomini per far si che nei piccoli o grandi spazi sotto casa i figli si possano incontrare e giocare. Si possono organizzare turni, si possono costruire opportunità.

Lo so che queste cose in alcuni casi sono state fatte durante le primavera ma poi si sono smarrite. Il fatidico “andrà tutto bene” è rimasto uno slogan scolorito sulle lenzuola appese ai balconi e oggi scurite dallo smog.

Si impiega un sacco di tempo a lamentarsi del governo, della sanità, dei sindacati di non so che cosa (e spesso i bambini sono li ad ascoltare tutto questo mare di lamentele) ma non si agisce tenendo conto di loro. Non si lavora efficacemente per loro.

Non aspettiamo tutto dagli altri (certo, ognuno deve fare la sua parte a vari livelli), ma attiviamoci. Una proposta come questa: far si che bambini e ragazzi abbiano ogni giorno la possibilità di stare con bambini e ragazzi, questo glielo dobbiamo. Attrezziamoci, creiamo piccola comunità, reimpariamo il senso del buon vicinato. Lo dobbiamo ai nostri figli e, importante, lottiamo affinché le scuole rimangano aperte. OVUNQUE!!!