INFANZIA ED EDUCAZIONE

Non temete, non intendo fare una lezione ma voglio condividere una riflessione sull’importanza della nostra infanzia nel momento in cui diventiamo educatori. Non importa se insegnanti, genitori, allenatori o altro. La nostra infanzia è quella cifra che ci consente di recuperare alcuni ricordi, emozioni, sensazioni che spesso ritornano quando siamo adulti in relazione ai bambini. Sapere che cosa è accaduto, ricostruire passaggi significativi della nostra storia infantile è sempre uno strumento utile per diventare poi educatori consapevoli. Ho letto alcuni giorni fa una bellissima intervista ad una grande pedagogista Egle Becchi. LA professoressa Becchi racconta la sua infanzia triestina, il mondo familiare molto legato alla cultura absburgica, i libri di favole che l’hanno accompagnata nella sua crescita, la lingua tedesca parlata in casa e imparata nella sua forma gotica fina dai suoi 6 anni di vita. Egle Becchi è stata una grande maestra per la pedagogia italiana, ha lavorato sulla storia dell’infanzia per riscattare il mondo adulto da quell’imposizione che le pedagogie nere imponevano ai suoi tempi e anche molto dopo. È stata un’innovatrice, ha sempre rifiutato la “pedagogia accademica” per concentrarsi su di una pedagogia che scardinasse il già noto, che descolarizzasse la scuola, come direbbe Illich. È stata una delle prime pedagogiste ad interessarsi all’architettura scolastica, a vedere come le scuole avrebbero dovuto essere a misura di bambino ragazzo, dunque adatte alla loro funzione.

I suoi libri sulla storia dell’infanzia sono molto importanti. Nel mese di marzo uscirà però un testo che mi stimola molto ed è un testo scritto da Anna Freud e curato da Egle Becchi. Si parla dell’esperienza di Terezin e di alcuni bambini seguiti dalla dottoressa Freud.

Anna Freud ha lavorato con questi bambini deprivati della famiglia uccisa nei lager, ha lavorato sull’infanzia per consentire a questi piccoli di diventare adulti e brave persone nonostante la gravissima deprivazione subita. Ancora una volta il valore delle esperienze infantili.

Egle Becchi si è interessata a questa storia, a come l’intervento precoce nonostante traumi immensi possa ridare significato e vita alla storia di una persona. Erano bambini rabbiosi, aggressivi, incapaci di relazionarsi al mondo adulto e tra di loro. Oggi li chiameremmo disturbati e molto probabilmente verrebbero diagnosticati come iperattivi se non addirittura autistici.

Parlando di Terezin non posso non ricordare un’altra persona, coetanea della professoressa Becchi: Giorgio Celiberti.

Non è un pedagogista né un clinico, è un pittore e scultore. Anche lui nato e vivente nella regione in cui vivo. Dopo un suo viaggio a Terezin la sua vita artistica è cambiata. I disegni lasciati dai bambini sui muri del lager, quelle finestre con le inferriate tracciate con carboncino nero, le farfalle abbozzate, segni di una disperazione spesso inconsapevole hanno determinato una svolta nel suo tratto pittorico.

I lavori legati a Terezin toccano il cuore, riconducono a quelle infanzie negate e scuotono ognuno di noi parlando direttamente al nostro cuore. I cuori sono spesso riproposti e tutti i lavori scaturiti dalla visita a Terezin muovono sentimenti ed emozioni incredibili.

Dove voglio arrivare con questi esempi, con la citazione di queste due autorevoli persone?

Al fatto che l’infanzia va accompagnata, coltivata, curata senza adultizzazioni, senza luoghi comuni, senza andare dietro alla massa, senza affidarla a dispositivi che ci tolgono la responsabilità dell’educazione emotiva.

L’infanzia è la stagione più importante della vita, di questo dobbiamo essere molto consapevoli.

E colgo l’occasione di questa breve riflessione per inviare idealmente un ringraziamento alla professoressa Becchi per il lavoro di tutta la sua vita a favore dei bambini.