IO VOTO PERCHÉ

Non c’è troppo movimento attorno alle elezioni, nemmeno attorno alle amministrative. I grandi tabelloni elettorali che incorniciavano le vie di paesi e città hanno ceduto il passo alle pagine Facebook a Instagram e ai vari messaggi what’sapp. Le cassette delle lettere non sono invase da manifestini e santini, mentre le mailbox tendono a saturare.

È cambiato il modo di fare propaganda ed è cambiato il modo di credere al cambiamento possibile. Io continuo a sostenere che non dovremo mai dimenticare la lotta fatta dai nostri nonni e nonne per guadagnarsi il diritto di voto. Soprattutto nonne e bisnonne, vere eroine civiche che hanno conquistato la possibilità di rendersi pari agli uomini, seppure allora solo per i seggi elettorali. Il diritto di voto è stata una conquista e come tale va difesa e onorata. Questo dovremmo ribadire e sostenere con i più giovani, affinché non lascino scappare questa opportunità di dire la loro opinione, di far pesare la bilancia da una parte o da un altra. Un singolo voto non fa la differenza ma tanti singoli voti possono cambiare un paese.

Daniele Novara alcuni giorni fa ha scritto una bella lettera aperta rivolta ai giovani che votano per la prima volta  (1). Li ha spronati a recarsi alle urne, a non disertare questo appuntamento che può consentire loro di essere protagonisti di un’Europa da convalidare, costruire, implementare con idee e fresche e nuove, con l’apporto di chi non vuol essere passivamente cittadino.Da parte mia sottoscrivo le parole del mio collega e rinforzo il tutto invitando a mia volta tutti a votare, non solo i più giovani.

Mi rivolgo ai genitori, ricordo loro che il primo esempio di cittadinanza – una parola che nelle mie conferenze pronuncio sempre asserendo l’importanza dell’azione educativa per far crescere buoni cittadini- è dato proprio dalla famiglia. I genitori che vanno a votare hanno l’occasione di raccontare ai loro figli il perché lo fanno. Hanno l’occasione di far vedere  che la partecipazione alla vita della comunità, votare per il sindaco o per il delegato europeo, ha la funzione di sostenere alcune idee, di poter esprimere un pensiero.

Finchè continuiamo a lamentarci senza muovere un dito per far cambiare le cose non saremo in grado di sostenere i nostri figli spronandoli ad avere coraggio, ad affrontare le cose e a dire la loro.

L’educazioone civica inizia in famiglia, continua a scuola e prosegue con l’impegno nella propria comunità o mondo del lavoro, nella società.

Finiamo quindi la tiritera che tanto non cambia niente e che tanto gli altri decidono ciò che vogliono, riprendiamoci in mano la possibilità di cambiare le cose, per costruire una società a misura di bambino ( che poi è una società buona per tutti).

Riprendiamo in mano la voglia di rimboccarci le mani e di fare le nostre scelte senza aggressivitá e tracotanza, senza volgarità e strumentalizzazioni ma con impegno e voglia di fare. Assieme we can.

 

(www.cppp.it approfondimenti)