LA DOMENICA DEGLI ULIVI

La ciclicità delle stagioni, la ciclicità della storia ci aiuta a punteggiare il tempo ed ogni volta guardandoci indietro iniziamo ad inanellare gli eventi come stessimo costruendo una collana di perle preziose. La ritualità aiuta a dare un senso allo scorrere del tempo, aiuta a collocarci nella nostra storia portandoci a scoprire il nuovo in relazione a ciò che è stato.

La domenica delle Palme o degli ulivi come abitualmente la chiamiamo ha perso lo smalto, è ormai un rito seguito da quello sparuto gruppetto di persone che ancora frequentano le parrocchie. E’ un peccato perché credo interessante, al di là dell’essere credenti o meno, poter mantenere alcuni riti collettivi.

La domenica degli ulivi, quando ero bambina, aveva il sapore della primavera che arrivava. Trovarsi fuori dalla chiesa con il rametto in mano in attesa di quella magia che il sacerdote chiamava benedizione, era qualcosa di inspiegabile. Non ne capivamo il senso ma vivevamo l’atmosfera, la trepidazione.

Solo crescendo riuscivamo a collegare quel rito con la salita a Gerusalemme di Cristo, scoprirlo era come aprire una tenda e riuscire a vedere che cosa ci fosse al di là del tessuto.

Con la domenica degli ulivi iniziava quel tempo particolare che avvicinava alla Pasqua, le uova di cioccolato attendevano di essere aperte, la coloritura delle uova era un rituale molto gradito a tutti noi bambini.

Gli odori erano diversi da ogni altro momento dell’anno e anche i sapori perché c’erano alcuni cibi che venivano consumati solo durante quel periodo.

Poi il rametto di ulivo veniva posto accanto all’immagine dell’Angelo custode sopra il letto. Un rametto che doveva rimanere lì a proteggere il sonno e durare un anno intero.

La nonna quando arrivava un temporale con grandine, durante l’estate, bruciava alcune foglioline di ulivo benedetto per calmare la furia delle intemperie.

Oggi sorrido ma se capita un brutto temporale a volte sono tentata di prendere una fogliolina per bruciarla e ingraziarmi gli dei del cielo. Eh si, perché è un rituale assolutamente pagano, forse addirittura legato al dio Baleno. Ma siamo figli di una storia ben più lontana di quello che pensiamo.

Quest’anno, come del resto l’anno scorso, gli ulivi non potranno essere benedetti, Covid 19 non consente l’aspersione con acqua.

Ci saranno comunque ramoscelli di ulivo nelle case oppure no?

Io ho fatto un mazzo di rami e l’ho posto in mezzo alla tavola, mi sembra così di ripristinare qualcosa, di riconnettermi con riti del passato o semplicemente con una vita un po’ meno strana di quella che stiamo vivendo.

Certi riti fanno bene all’inconscio collettivo, aiutano a sentirsi comunità, aiutano a percepirsi un po’ più parte di qualcosa.

Se guardo a questa giornata oggi, a questa domenica di distanziamento e di distanza mi viene un po’ di tristezza. Le domande si affollano nella testa. Un anno fa tutta la nazione si stringeva attorno a un “Ce la faremo”, sembrava una nazione fatta per crescere ed evolvere, per tenere a mente ogni cosa e arcobaleni si mostravano dalle finestre e dalle staccionate.

Il rametto di ulivo, quel simbolo di pace presente già nel libro di Genesi, quella colomba che uscita dall’Arca lo teneva nel becco, un segno di alleanza, di riconciliazione tra le forze della Natura (il diluvio) e il genere umano, quel rametto potrebbe essere anche oggi un simbolo di rappacificazione tra una natura generatrice di Covid e l’umanità vogliosa di continuare a svolgere il proprio compito: vivere.

Procuriamoci un rametto di ulivo, credenti o no, superstiziosi o no e mettiamolo sopra il nostro letto. Riprendere piccole cose del passato potrebbero dare un significato anche a questo nostro sballato presente.

I bambini credono nelle magie e nei sogni, proviamo a tornare bambini anche noi, costa poco e può farci bene.