LA FIABA DELLA DOMENICA

IL GUERRIERO BIANCO
A Miriam (e anche alla Fochina) piace tantissimo fare le capanne. La mamma le lascia prendere vecchiel lenzuola che non si usano più e anche un cestino con delle mollette. C’è un albero di ulivo nel giardino, i suoi rami sono bassi ed è facile fissare la tenda, così la bambina si diverte a giocare agli indiani. Oggi c’è un gran movimento nella capanna degli Apache. Si sente il tintinnare di piatti e scodelle, probabilmente si sta avvicinando l’ora del pranzo. Ci deve essere parecchia gente all’interno, si sente la voce di una squaw che richiama all’ordine:
– Bambini, vi prego, un po’ di silenzio! Mangiate composti. Bibet! Non fare la solita pasticciona. E tu, Marianne, non mettere le dita nel piatto!
Tutti i peluche sono stati portati fuori dalla cameretta e stanno seduti in fila dentro la capanna, stanno aspettando di avere la loro scodellina con dentro la minestra fatta con la terra, le foglie di insalata e i petali di rosa. Che buono!
C’è la pecorella Bibet che fa un po’ arrabbiare perché stuzzica il cagnolino Bubu, la piccola Marianne invece, una coccinella tutta rossa con la schiena piena di puntini dorati fa la furbetta e, siccome ha tante zampine, ne approfitta per metterle dentro il piattino. E Miriam si arrabbia, quasi come le maestre di scuola dell’infanzia.
Il sole filtra gioioso tra le pareti verdoline della tenda. Ad un tratto, d’improvviso, la calma svanisce. Il nemico attacca, afferra con lunghi artigli un lembo della tenda. Si sentono provenire dall’interno grida e rimproveri, un improvviso tintinnare fa pensare al peggio. La giovane squaw strilla:
Aiuto, no! Vai via, rompiscatole! No, lascia la tenda! Lascia stare le tazzine! I miei bambini, aiuto, i miei bambini!!! –
SILENZIO. Alcuni istanti di silenzio, poi un singhiozzo sommesso:
Uffa!, riesci sempre a rovinare tutto! Vai via, sacco pulcioso.
Mamma, mamma! La micia mi rompe la capanna!
Ha preso tra i denti il lenzuolo e fa saltare tutte le mollette..
Eh già, finito l’incanto.
La mamma di Miriam recupera la gatta che miagola disperata. MA siamo proprio sicuri che sia stata lei?
Diotima guarda la mamma con due grandi occhioni e le lecca la mano, sembra proprio un angioletto.
– Non ti preoccupare Miriam, fra un minuto il gioco potrà riprendere. Mi prendo cura io di questo guerriero bianco.
– Si, ma va sempre a finire così. Diotima è una gran rompina. Quando interviene lei crea subito dei guai. –
Quasi quasi spunta una lacrimuccia ma poi, con dolcezza, Miriam prende in braccio la gattina e se la culla come una bambola. Per tutta risposta Diotima rulla come un tamburo, fa delle fusa così sonore da far vibrare tutto intorno.
– Ti voglio tanto bene, pulciotto mio! Però ogni tanto mi fai arrabbiare. Giochiamo che tu eri una piccola indianina e io ero la mamma squaw? –
E il gioco riprende. Pace fatta.
Chissà cosa combinerà la prossima volta…