LA POZZANGHERA

Come più volte mi capita di sottolineare, ho la fortuna di veder crescere da vicino il piccolo C. E’ una magia osservare l’apprendimento giorno dopo giorno, la crescita cognitiva di un bimbo è qualcosa che lascia sempre a bocca aperta.

Stavamo giocando nella sua cameretta, un andirivieni continuo, giochi messi qua e là, li prende un attimo, li guarda, cerca di smontare il possibile, ci perde un po’ di tempo e poi li abbandona. Fa così con tutto quello che è preconfezionato. Prende una macchinina, la spinge un poco, cerca di togliere il cofano o il tetto e se non è smontabile, la abbandona.

Di primo acchito potrebbe sembrare un bambino pronto ad annoiarsi, incapace di stare sul pezzo per più di due tre minuti.

Il tempo non era troppo inclemente così siamo usciti a fare un passeggiata. Aveva piovuto da non molto e ai bordi delle strade si erano formate delle belle pozzanghere.

Le abbiamo oltrepassate, cercando di non finirci dentro.

Non aveva gli stivaletti di gomma dunque non era il caso di inzuppare calze e scarpe.

Casualmente, mentre superavamo una di queste pozzanghere un sasso ci è finito dentro.

C. si è fermato e si è visto passare sul suo volto il classico lampo di genio.

Che scoperta! Che cosa a dir poco strepitosa!

Non parla ancora bene, ha 23 mesi,  ma mi ha subito fatto capire che era accaduta una cosa bellissima. L’ho assecondato e ci siamo avvicinati alla pozza.

Si è guardato un po’ in giro poi ha raccolto un sassolino e lo ha lasciato cadere in acqua. Plof!

Sguardo assorto, quasi pensieroso. Mezzo secondo dopo altro sassolino questa volta lasciato cadere da un po’ più in alto. Ploffff!

Sorriso a bocca aperta con gridolino.

Raccolta di sassi, mano piena, lancio dall’alto Ploffpliffplufff

Fatta!

Siamo stati al bordo di quella pozzanghera per più di mezz’ora, C. ha studiato tutte le angolature per lanciare i suoi sassi, poi ha provato con le foglie e i fili d’erba. E’ passato al tentativo di affondare le foglie che galleggiavano e avanti di questo passo fino a che ha iniziato a piovere e dopo un attimo di adorante osservazione delle gocce nell’acqua si è lasciato, suo malgrado, trascinare al coperto.

Magia della natura? Effetto aria aperta?

Non credo, semplicemente consentire di scoprire, sperimentare, provare a fare per vedere cosa succede.

Con gli smartphone è la stessa cosa ma non ci sono odori, sapori, tatto, vita!

Facciamoli uscire di più, mettiamoli nella condizione di vivere alberi e pioggia, terra e vento. E’ un toccasana ed evitiamo anche, se possibile, che cadano in carenza di vitamina D come sta accadendo a troppi adolescenti nel nostro Paese. La stampa ne ha parlato e i pediatri hanno lanciato l’ennesimo allarme. Più aria aperta, più sole, meno schermi!!