La querelle delle finestre aperte a scuola

Ho letto in questi giorni la notizia della protesta di alcuni genitori riguardante il freddo nelle aule causato dall’apertura delle finestre. La lamentela arriva in maniera trasversale da genitori di scuola dell’infanzia, primaria e addirittura da parte di mamme di liceali (sob!).

Ricordo il tema “freddo in classe” come ottimo motivo per fare occupazioni o sciopero. Ovviamente mi riferisco alla metà degli anni Settanta , epoca in cui il fermento giovanile portava a cogliere qualsiasi occasione per avversare il mondo adulto. Adolescenti contro professori, genitori, presidi. Volevamo avere il mondo nelle nostre mani!
Oggi la lamentela legata al freddo in classe viene consegnata nelle mani di genitori che prontamente prendono le difese dei pargoli. Passi per le scuole dell’infanzia e primaria, sulla secondaria ovviamente la perplessità è d’obbligo . Non volevo però affrontare il tema del genitore elicottero. Proteste per le finestre aperte, raffreddamenti in corso, è questo il tema principe.
Le linee guida sulla gestione della prevenzione anti Covid 19 parlano chiaro: mantenere aerati gli ambienti se la scuola non è dotata di ventilazione meccanica. È consigliato arieggiare aule e laboratori attraverso l’apertura delle finestre ad ogni cambio d’ora e durante l’intervallo.
Un’aula si trasforma in poco tempo in una stalla, tante persone ci respirano dentro, vengono indossate mascherine che comunque limitano un po’ la normale respirazione, l’aria è necessaria, fa bene. Lo faceva anche prima di questa emergenza, aprire le finestre ad ogni cambio d’ora è una pratica da sempre sollecitata in ogni ambiente chiuso.
Il Protocollo Generale Anti Covid19 sottolinea: “posto che il docente coordinerà e vigilerà su tale pratica, si invita ad aprire le finestre più frequentemente, compatibilmente con la situazione meteorologica giornaliera “.
I temi che si aprono sono diversi: comprensione e responsabilità genitoriale, attivazione corretta e responsabilità dei docenti.
I buddisti direbbero che la via di mezzo è da scegliere sempre. Alla famiglia va sottolineata l’importanza dell’areazione degli ambienti, un eccesso di panico legato alla “paura” del freddo mi sembra proprio inopportuno. Se il figlio rientra a casa con il raffreddore , ricordiamo che il raffreddore si contrae per contatto con il virus, non si viene contagiati dall’aria ma proprio dalla mancanza di quest’ultima.
Ai docenti va ricordato che non serve lasciare costantemente aperta la finestra, una giusta misura è assolutamente possibile.
Ci auguriamo che non vi siano professori con il panico da contagio, qualora così fosse va fatto un buon lavoro su di sè.
A mio avviso lo sforzo più importante da fare è quello di aiutare bambini e ragazzi ad avere un ambiente il più possibile sereno. Non alimentiamo con assurde paure la già difficile situazione generale. Cerchiamo di confrontarci tra adulti che educano, chiediamo in maniera cortese di rispettare i protocolli, lasciamo fuori i figli da questioni che vanno ad inquinare il clima scolastico. I bambini, i ragazzi hanno bisogno della scuola, assoluto bisogno, tanto quanto hanno bisogno di adulti responsabili e consapevoli, pronti non tanto a difendere ma a proteggere in maniera adeguata per favorire quel contesto indispensabile per l’apprendimento e la crescita.

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