LA SBERLA PROPRIO NO!

Ancora a parlare di ceffoni e sberle? Ma non lo avevamo già affrontato questo tema?

Si, lo abbiamo affrontato in più occasioni ma evidentemente c’è il bisogno di tornarci.

In molti paesi europei è proibito schiaffeggiare i figli e quando lo sentiamo dire proviamo un moto di stizza, in fin dei conti nessuno è morto per uno schiaffo.

Qualcuno sostiene che la sberla possa “aggiustare” un comportamento ritenuto storto o possa dare la “giusta lezione” per impedire che alcuni atteggiamenti si ripresentino.

Qualcuno se ne pente e dice di non essere riuscito a fermarsi in tempo.

Qualcuno sa di essersi fatto sovrastare dalla rabbia e allora le mani hanno fatto quello che non si dovrebbe fare.

Io continuo a sostenere che dare una sberla ad un bambino sia una totale resa, un calare le braghe di fronte alla possibilità educativa che un genitore possiede. Uno schiaffo, passare alle mani è un’azione che sottolinea l’incapacità dell’adulto di saper stare nel conflitto, nella dimensione faticosa della relazione. Dare uno schiaffo corrisponde a delegare alla violenza ciò che potrebbe essere invece fatto con modalità corretta e dunque automaticamente educativa.

Perché si dà uno schiaffo? Si intende che sto parlando di posizionamento up down, ovvero un adulto nei confronti di un minore e non di un rapporto tra pari o viceversa da bambino ad adulto.

Un genitore tira un ceffone perché non sa stare dentro la propria rabbia, perché arriva al punto da “sclerare” come mi ha detto una signora e dunque non connette più. E’ un’escalation emotiva che fa perdere la capacità di scegliere la cosa giusta da fare. Allora parte lo schiaffo.

Lo schiaffo è una cosa giusta?

Io sostengo di NO. MAI!

Posso passare per integralista e in questo caso lo ammetto di esserlo.

Un bambino o comunque un minore non va assolutamente trattato con gesti violenti. (A dire il vero credo che nessuno vada trattato con gesti violenti).

Abbiamo esplorato più volte il significato:

  1. Un bambino che vede gestire il conflitto con gesti violenti tenderà ad usare la stessa modalità con i pari o con chiunque altro, impara cioè che per sfogare la propria rabbia o la propria frustrazione è lecito alzare le mani.
  2. Un bambino che riceve sberle dai propri genitori può facilmente pensare di essere un bambino sbagliato o quantomeno sbagliato per loro, dunque non sufficientemente degno del loro amore.
  3. Un bambino che riceve sberle non imparerà a esplicitare le proprie emozioni e non avrà il tempo per riconoscerle.

Questi solo tre piccoli accenni che potrebbero essere seguiti da un discorso molto più vasto.

Una sberla ad un bambino è un danno? A mio avviso SI, sempre.

Apre l’autostrada per comportamenti inadeguati e per un’autostima carente.

Nel momento in cui ci sentiamo di non farcela, spostiamoci dalla stanza, respiriamo a fondo, pensiamo ad altro, immaginiamo di essere alle Maldive, mettiamo la testa sotto la doccia, prendiamo in mano un ghiacciolo.

Facciamo qualcosa, qualsiasi cosa che ci sposti da lì, da quel bambino che è solo un bambino.

Dopo riflettiamo su quello che ci accade quando siamo arrabbiati e sul perché sentiamo il desiderio di scaricare i nostri nervi nei confronti di chi sta solo facendo il suo lavoro: cresce, provoca, sfida. Quali bambini non lo fanno?

Diamoci il tempo per riflettere su questo tema e soprattutto non giustifichiamoci con la classica frase: “Quando ci vuole, ci vuole”.