LA VITA DEGLI ALTRI, UN INTERESSE SOLO DEGLI ADOLESCENTI?

Una mamma in consulenza giorni fa si lamentava del fatto che la figlia era appassionatissima della vita degli altri. Mi sono fatta spiegare che cosa intendesse. La ragazza trascorre ore a guardare sit com che raccontano la quotidianità – vera o inventata – di altre persone. C’è un filone nato sulla falsariga del grande fratello che prevede l’intrusione delle telecamere nelle vite più o meno normali della gente. Questa mamma si diceva preoccupata perché in questo modo la ragazzina sfuggiva la sua quotidianità e si intrufolava nelle storie di terze persone. Abbiamo riflettuto sulla cosa, non è così strano che un adolescente si senta in difficoltà ad affrontare la vita vera. I reality sono uno specchio di quello che potrebbe capitare, da un lato i ragazzini sanno che sono attori a mettere in scena fette di vita, dall’altro, soprattutto se le storie sono avvincenti, vogliono credere di poter essere al loro posto, fanno le prove tecniche in sicurezza.

Paure dunque infondate? Direi di si, purché il tempo trascorso con i videoschermi non sia eccessivo e manchino contatti con persone vere. Una cartina di tornasole è sempre il gruppo dei pari e il desiderio di uscire, fare cose con amici in carne ed ossa.

Il fascino delle storie altrui non è faccenda solo di adolescenti. Sto pensando alla trasmissione Forum, a proposito di vita degli altri. La trasmissione ora condotta da Barbara Palombelli è nata nel lontano 1985. Sono 37 anni che va in onda e l’audience è sempre molto alta. Perché mai a ora di pranzo un sacco di gente rimane inchiodata ad un televisore per farsi gli affari altrui?

È evidente che le disgrazie degli altri o gli alterchi, i litigi, le denunce via etere sono diventate un modo per sopperire alla grande mancanza di comunità. Al tempo in cui la vita si svolgeva in borgata, con la porta delle case sempre aperta e i vicini che si facevano le faccende di tutti, allora non occorreva Forum né alcun altro reality. Era la vita vera a dare materiale su cui commentare, discutere, mettere il becco.

La carenza di vita collettiva, di cortili frequentati da pettegole e bambini vocianti, il controllo sociale che ne derivava e aiutava a tenere a bada i figli di tutti, tutto questo consentiva di farsi gli affari altrui.

Ora non c’è più, allora si deve immaginare, inventare, ficcarsi nelle case degli altri attraverso programmi che spesso diventano a dir poco ridicoli.

Non c’è molto di nuovo quindi nei vari social che presentano storie di vita apparentemente vera a giovani che cercano di capire come stare al mondo.

E’ una storia che riguarda molti nonni e nonne, pronti a parteggiare con una o l’altra parte, in attesa della sentenza del finto giudice per poi commentare e dichiararsi o meno soddisfatti.

Anche ai nonni succubi di questa televisione farebbe bene un po’ di dieta fuori dagli schermi ma ormai i cortili non esistono e la vita degli altri entra in casa con la possibilità di farli sentire meno soli.

Forse è così anche per gli adolescenti…