MAMMA,PAPA’, HO PAURA…

Mamma ho paura, è una frase che molti genitori si sentono ripetere in questo periodo. Paura di dormire da soli, di andare lungo un corridoio non illuminato (o anche con la luce accesa), di andare al bagno senza compagnia, di uscire dalla porta di casa.

Voi direte: i bambini hanno sempre qualche paura, è assolutamente vero ma in questo periodo i racconti di mamme e papà ci fanno pensare che queste paure sono un po’ aumentate.

Non parlo solo di bambini piccoli al di sotto del sesto anno (dove peraltro è più frequente che le paure ci siano e vengano ingigantite dalla loro fantasia). Anche in età scolare o preadolescenziale molti bambini e bambine fanno fatica a fare cose che prima erano per loro già assodate e naturali.

Il lettone è una di queste. Bambini e bambine di 6/8 anni o anche più che si svegliano di notte e poi non vogliono tornare nel loro letto. Non sanno spiegare il perché, ma la vicinanza dei genitori li fa sentire meglio. Colpa del Covid?

Non sono pochi quei genitori che mi hanno riportato cose del genere, purtroppo la fermezza per rimandarli nella loro stanza non sempre è stata presente, quasi che averli lì vicino potesse garantire una maggior protezione, un maggior senso di vicinanza. Angosce adulte senza dubbio che hanno causato una serie di regressione nei bambini e nelle bambine.

Trovarsi per tre mesi a contatto con mamma e papà ha fatto si che si percepissero più piccoli di quello che sono realmente. Ci sono state regressioni di vario tipo, dal volere nuovamente il ciuccio (per i più piccini) a volere sempre qualcuno accanto quando dovevano fare i compiti (anche per i più grandicelli).

Se all’inizio di tutta questa storia i bambini si sono sentiti quasi in vacanza, come più volte abbiamo detto, con l’andare dei mesi la situazione è diventata davvero tanto strana per loro. Ora che un minimo di riapertura c’è, nonostante le regole da rispettare, sembra saltar fuori il problema.

Hanno paura.

I più grandi, come sottolinea Alberto Pellai, stanno vivendo con la sindrome della “tana”, non hanno cioè voglia di uscire. Preferiscono starsene chiusi in casa e chattare invece che andare fuori ad incontrare gli amici. Non dobbiamo certo spingere a forza una persona che non se la sente di andare, non dobbiamo nemmeno eccedere con le rassicurazioni, anche questo può diventare ansiogeno.

Proviamo a riprenderci il senso dell’educare, lasciare in parte la nostra di ansia e affidarci a quel buonsenso che da un lato protegge ma dall’altro sprona. La paura può essere generata da cose udite, da filmati visti, da parole continuamente ripetute in casa. Volenti o nolenti i nostri figli sono stati immessi dentro una storia molto complicata e sentire il disagio inevitabile degli adulti, i discorsi fatti, li hanno allarmati. La paura è una reazione, una forma di difesa nei confronti di qualcosa che non si capisce, non si può governare, non si ritiene di poter affrontare.

Che fare allora?

Rassicurare senza eccedere, ripristinare le norme che avevamo prima, ricordiamo che la regola dà sicurezza. Cercare il più possibile di essere noi tranquilli, fino a che noi riteniamo che loro possano essere “in pericolo” non riusciremo mai a farli stare sereni.

Non spaventiamoci per queste “paure”, aiutiamoli ad affrontare con coraggio la notte, il buio, l’addormentamento con tenerezza e pazienza. Hanno bisogno di riprendere una loro “normalità”.