MEMORIA, IERI OGGI SEMPRE

Fare memoria è poter tenere dentro la propria esperienza di vita le storie e le vite degli altri. Non dimenticare, non lasciar andare per consentire di imparare. Quando eravamo piccoli ci facevano imparare a memoria le poesie, le filastrocche, talvolta si usa ancora fare. Da grandi ci accorgiamo che quelle cose imparate alla scuola materna o i primi anni delle elementari rimangono scolpite un po’ come una traccia che crea un piccolo fondamento. Può succedere che per analogia un piccolo particolare ci richiami un sonetto o tipicamente una foglia richiama una poesia sull’autunno e ricordiamo di averla memorizzata a quattro anni. Sorridiamo ma non possiamo non pensare a quel tempo .

Mantenere vivo il ricordo dei nostri cari attraverso la riproposizione di fotografie, oggetti, racconti è consolidare quella memoria, è far vivere anche chi non c’è più.

Questo dovrebbe essere il senso del ricordare, il senso della giornata della memoria che istituzionalmente è stata collocata il 27 gennaio.

Proprio in quei giorni mi è capitato di ascoltare le parole del rabbino capo di Trieste che ha promosso molte iniziative per consolidare la memoria, ha aggiunto pietre di inciampo lungo le vie della città per far si che anche visivamente ci possa essere testimonianza di persone vissute che devono essere ricordate. Sempre il rabbino ha denunciato che una grossa percentuale di persone ritiene che l’Olocausto sia stato un’invenzione e questa percentuale è aumentata di molto negli ultimi anni.

E’ il rischio della dimenticanza, di pensare che siano state leggende, falsi ricordi, racconti dei vecchi. E’ il rischio che le nuove generazioni confondano un Olocausto con un racconto “fantastico”.

Per questo l’importanza di fare memoria fin dalla più tenera età, per scolpire nella mente un ricordo di ciò che è stato. E’ assolutamente necessario a scuola onorare il giorno della memoria, dovrebbe essere fondamentale farlo a casa e non solo il 27 gennaio o nei giorni immediatamente successivi o precedenti.

E’ necessario “ricordare che questo è stato” per rendere sempre vicini e vivi coloro che sono passati, non solo appartenenti alla stirpe ebraica ma anche handicappati, zingari, oppositori politici, omosessuali, gente scomoda.

Dobbiamo essere in grado di creare quella condizione in cui non si mette in dubbio un campo di concentramento, un gulag o tutto il sopruso e la violenza perpetrato nei secoli.

Per dirla con Primo Levi: “L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”.