NIENTE SCUOLA PER GLI ADOLESCENTI

Sto dicendo una cosa scorretta, me ne sto rendendo conto ma apprendere che la scuola di secondo grado riprenderà in presenza solo il 7 gennaio mi ha lasciato molto perplessa. Capisco e comprendo tutta la complessità che sta dietro alla decisione di riprendere la frequentazione di aule, mezzi pubblici e via discorrendo. Non vorrei essere la solita che si lamenta per una decisione che non mi trova d’accordo, mi sento però di dover dire qualcosa a riguardo.

Seguo un gran numero di famiglie in questo periodo e vedo attraverso i loro occhi la gran fatica dei figli adolescenti. Stanno una montagna di ore al computer per seguire la DAD che non è scuola, checché ne dica qualcuno. La scuola è fatta di corpi, direbbe Raffaele Mantegazza, è fatta di sguardi, di odori, di arrabbiature per il compito andato a male. La scuola è fatta di presenza e gli adolescenti hanno assoluto bisogno di questa presenza. Sono un pericolo, è questo che è stato detto, sono un pericolo perché si fermano dopo le lezioni, perché stanno vicini vicini, perché non si riesce a non farli toccare.

Io non so quanto tenerli ancora dentro le mura domestiche possa aiutarli a non ammalarsi. Certamente non prenderanno il virus nè lo trasmetteranno ma in cambio continueranno a vivere uno stato di frustrazione che sta cambiando radicalmente la loro percezione di se stessi e degli altri.

Non si stanno ribellando, questo è drammatico. Stanno dentro le loro stanze e inventano un loro mondo fatto di giochi online, di chat e improbabili ingressi in mondi paralleli. Si stanno scollegando dalla realtà, dal mondo vero, dalla quotidianità. Non è stato loro permesso nemmeno di praticare sport, a meno che fossero stati agonisti. La quasi totalità degli adolescenti si è trovato dentro un fluttuare indefinito dove il tempo non è più scandito dalle cose da fare ma solo dalle lezioni e da un’ ininterrotta sequenza di video guardati su youtube o tik-tok o chissà dove per sconfiggere la noia o forse non pensare a tutto quello che sta accadendo.

Dormono poco e male, molti genitori mi dicono che non riescono a togliere i dispositivi dalle stanze dei figli, non riescono a staccarli da quei prolungamenti delle loro braccia. Il corpo è un’entità astratta e se viene usato per qualche attività suggerita dai loro devices si scontra con gli spazi ridotti delle loro stanze o con le attività di altri componenti della famiglia.

Si è chiesta pazienza ai ragazzi o forse nemmeno quello, di sicuro si è pensato a farli seguire le lezioni e tutto il resto nulla.

Ripeto, il dramma è che non si ribellano, o meglio sono molto pochi quelli che lo fanno magari cercando di fare lezione all’aperto nonostante il brutto tempo per dichiarare il loro desiderio di esserci, di essere visti e ascoltati. Succede anche che somatizzino molto, chi attraverso forti mal di testa, chi attraverso inappetenza o al contrario fame sregolata. Sentono di non avere un posto in questo mondo.

Che questo non fosse un Paese per giovani lo sapevamo da tempo immemore ma ora lo stiamo dimostrando in maniera drammatica.

Non ho la soluzione in tasca ma penso che se si fossero investiti i giovani di maggiore responsabilità e se si fosse affidato loro il compito di tutelare e tutelarsi, cercando di farli diventare attori e non spettatori, forse non saremmo in questa situazione.