PASQUA, RINASCITA SIGNIFICHERA’ SCUOLE APERTE?

Ho partecipato nei giorni scorsi ad un webinar molto interessante condotto da uno psicanalista famoso, il dottor Claudio Widmann. Ha presentato l’importanza dei riti nella vita degli individui e in psicoterapia, riti personali e riti collettivi. Molte delle cose che ha raccontato mi erano note perché ha ripreso tutta una serie di funzioni legate alla religiosità popolare che appartiene al mio background culturale. Provengo da una famiglia molto semplice e, come mi è capitato di scrivere nei miei libri, la cultura contadina legata alla terra mi ha cullato. Alcuni accenni a questo periodo che stiamo vivendo: il Venerdì Santo non si tocca la terra. Ormai è acqua passata, non so se i contadini rispettano ancora questa cosa; quando ero bambina nessuno toccava un trattore, nessuno vangava un orto e le mie nonne raccomandavano a me e ai miei amichetti di non giocare con il fango in questa giornata. Non capivamo il motivo ma ricordo che rispettavamo sempre quella regola. Molto probabilmente era una di quelle prescrizioni ammantate di mistero, la realtà contadina ne è piena, come ad esempio far emergere le vele della barca di San Pietro nella notte che va dal 28 al 29 giugno. Si mette dell’acqua dentro una grande bottiglia, si aggiunge un albume e si lascia la bottiglia tappata distesa nell’erba per tutta la notte. La mattina seguente si dovrebbe trovare la vela della barca di San Pietro. Tutte magie facilmente spiegabili dalla scienza ma fortissime nell’immaginario infantile. Sono cose che restano e anche quest’anno lungi da me toccare un vaso di fiori Venerdì Santo. Wildmann ha esplorato vari riti non solo legati a questa settimana e ha considerato, così come spesso facciamo anche noi, che la maggior parte di quei rituali è scomparsa, a partire dai riti di passaggio di tipo socio culturale. Che cosa accade quando scompare un rito? Gli uomini non possono stare senza e allora vengono inventati rituali nuovi, non più legati alla vita contadina, non più legati al sacro (inteso come religioso) ma significativi per una nuova quotidianità. La Pasqua non è più un momento di gioia collettiva per una Risurrezione ma la festa delle uova di cioccolato, svuotate del significato simbolico originale che viene soppiantato da quello consumistico. E’ una tradizione importante portare in tavola quell’uovo di cioccolato o quella colomba. Fa Pasqua, come ha detto una signora l’altro giorno al supermercato. Mi sarebbe piaciuto chiedere che cosa fosse Pasqua per lei, ma mi sono limitata a sorridere.

I nostri bambini attendono la sorpresa racchiusa dentro la pancia dell’uovo, anelano a scartare quella pellicola luccicante e tanto rumorosa, attendono con occhi sgranati di vedere la meraviglia e sperano di trovare qualcosa di desiderato. E’ un rituale anche quello, speriamo coltivato all’interno di un clima il più sereno possibile, dove la gioia e l’entusiasmo di un bimbo felice possa contagiare anche i genitori forse stanchi per la lunga pandemia, demoralizzati per questioni lavorative, stremati da un tempo dad infinito.

Ho lasciato andare la penna a ricordi e riflessioni, è il momento di riprendere le fila e fare gli auguri – anche questo è un rito – i miei non sono rivolti a credenti in attesa di un Risorto ma a tutti i bambini e le bambine affinché una risurrezione molto laica significhi la ripresa della scuola dopo queste vacanze pasquali. Riprendere a vedere i propri compagni, studiare su libri e quaderni di carta, scambiare sguardi veri, credo sia l’augurio più grande in questo momento.

Per gli altri, un augurio di Rinascita e Risurrezione vera, ognuno secondo i suoi desideri e valori.