PEDOPORNOGRAFIA: UN ALLARME CHE TORNA

E’ una parola pesante, ci fa paura allora è forse meglio non pensarci, tanto a noi non capiterà.

E’ questo il pensiero che il più delle volte facciamo, che fanno i genitori che ancora non vogliono mettersi in testa che i più piccoli vanno tutelati.

A fronte della frase: “io mi fido di mio figlio” continuiamo a ribadire che su certe cose la fiducia non c’entra nulla. Un adulto ti può dire la verità, può dirti “fidati che io non entro in certi siti” e a quell’adulto possiamo credere o almeno speriamo di poter credere, un bambino, un preadolescente questo non lo sa fare. Ci sono meccanismi più profondi che fanno trasgredire, forse non è nemmeno trasgressione, c’è qualcosa che li attira e li prende dentro un vortice. E poi c’è la minaccia che può arrivare dall’altra parte: “se parli faccio del male alla tua famiglia”, “guai se dici a qualcuno che ti ho parlato”, “se parli faccio vedere  a tua madre le foto che mi hai inviato”. Anche questo ha a che vedere con l’impossibilità di parlare o di denunciare.

Ci sono bambini che coprono i loro adescatori, lo fanno per i motivi di cui sopra, hanno paura, non vogliono perdere il contatto con chi ha fatto vivere loro delle emozioni forti. C’è un mondo dietro questo fenomeno, un meccanismo perverso che cattura i più piccoli e li prende dentro una spirale da cui è faticoso uscirne.

Per questo dobbiamo tutelarli, li dobbiamo proteggere.

E’ di oggi la notizia che è stata scoperta una grossa rete di pedopornografi, interessa tutto il territorio nazionale, sono persone italiane insospettabili, hanno un’età che va dai 19 ai 50 anni. Usano dei social molto comuni e molti bambini e bambine sono invischiati in questa storia proprio per aver avuto accesso a tali social.

La domanda che giunge spontanea è: ma non sono proibiti al di sotto dei 13, 14 o 16 anni?

Certo che si, il fatto è che non si educa a sufficienza all’uso dei dispositivi digitali, non si educa a sufficienza alla legalità, perché dare informazioni false sulla propria età non è legale. Ma questo sembra non essere un problema e soprattutto sembra non toccare minimamente gli adulti che passano sopra, così come passano sopra al fatto che un bambino di 5 anni giochi con videogame pensati per gli over 16 o guardi dei film per adulti.

Manca consapevolezza, manca educazione, manca volontà di mettersi in gioco fino in fondo per accettare il necessario conflitto che comporta nel sentirsi dire: “mamma, papà perché i miei amici possono andare su Telegram e io no?”

La risposta naturale è ovviamente “Fino a tot anni non si deve accedere” ma questa risposta viene data molto raramente, tanto quanto si mettono filtri raramente, si danno regole molto precise su come usare i dispositivi digitali molto raramente, si interviene con polso rispetto a ciò che un genitore deve sapere che non si deve fare.

Troppa fatica? Troppa pazienza? L’idea che tanto mi fido di mio figlio? L’idea che tanto prima o poi cresce e certe cose le vede?

Non lo so, ma viene il sospetto che siano proprio queste cose a prevalere rispetto all’educazione consapevole.

I bambini non c’entrano nulla, sono continuamente esposti, sono vittime. Questo si fa fatica a capirlo fino in fondo.

Finché continuiamo a mettere la testa sotto la sabbia, a non prendere seriamente in mano la situazione, a lasciar fare convinti che tanto non succederà nulla, saremo in qualche modo corresponsabili di tante tragedie pedopornografiche.

Fermare questa cosa dipende anche da ognuno di noi, dal nostro agire, dal nostro educare, dal sapere che non si postano le foto dei figli sui social, non si fanno diventare influencer bambini piccoli, non si vendono le loro immagini…

Considerazioni amare dettate anche da situazioni che ho seguito negli ultimi mesi, tanta fatica, sembra spesso di essere una Cassandra che parla al vento.