PERCHE’ NON POSSO ROMPERE I FIORI?

Non è una domanda che arriverà facilmente se parliamo di un bambino piccolo ma il suo sguardo sarà più che eloquente.

Dopo il terzo anno invece lo chiederà e si dovrà dare delle risposte almeno un po’ plausibili.

Cosa c’entrano i fiori?

Adesso mi spiego.

Come spesso sottolineo, osservare i bambini è una delle attività di maggior apprendimento per un educatore, insegnante, genitore. I bambini attraverso le loro azioni e comportamenti ci danno continue informazioni su di loro, sul loro stadio di sviluppo, sui loro bisogni, sulle loro necessità.

Chiamerò Giorgio il bambino in questione.

Si trova in giardino a casa della nonna, sta guardando i fiori e ad un tratto, più veloce di un fulmine, inizia a correre e a strappare alcune corolle.

Viene immediatamente richiamato: “Giorgio! Non rompere i fiori!”

Giorgio si gira, guarda la nonna, poi la mamma che è lì accanto, poi stacca ancora dei petali da una rosa.

“Giorgio! Non voglio che rompi i fiori, hai capito?”

Nuovamente il bambino guarda le due donne e con aria di sfida prova a staccare il capolino ad una margherita ma viene immediatamente bloccato dalla mano della mamma.

“Non fare il bambino cattivo, i fiori non si devono toccare, hai capito?”

Ci sarebbero mille considerazioni da fare su questo dialogo tra genitore e bambino, ma mi soffermo sullo sguardo di Giorgio che mi sembra molto eloquente. E’ evidente che la richiesta della mamma risulta di difficile comprensione.

Ogniqualvolta vanno a fare una passeggiata –  questo accadeva fin da quando era piccolissimo – la mamma (o la nonna) coglieva un fiore, una foglia, un rametto dalle piante che incontrava lungo la via e la consegnava al bambino dicendo “annusa che buon profumo. Guarda che bei colori ” e il piccolo guardava si i colori del fiore, ma anche il gesto abituale della mamma o della nonna nel raccoglierli.

E’ stato invitato più volte a fare un mazzolino di pratoline da regalare alla mamma, allora perchè questi fiori si e quegli altri no?

Entrando in casa della nonna, con il broncio per i ripetuti richiami e per l’impossibilità a continuare con quel gioco che gli piace tanto, Giorgio osserva in mezzo al tavolo un grande mazzo di fiori in bella mostra dentro ad un vaso.

Allunga la manina per prenderne uno ma arriva un colpetto che lo rimette subito al suo posto.

Non so come sia andata a finire poi, ma alcune considerazioni mi hanno fatto stare subito dalla parte di Giorgio.

Se manca la coerenza non possiamo pretendere che un bambino capisca. Cogliere i fiori e darglieli in mano, favorire queste azioni e poi impedirle con fare brusco non aiuta il bambino a stare dentro una cornice.

I fiori andrebbero rispettati ovunque ma se fa così piacere raccogliere quelli di campo, gli adulti in questione avrebbero dovuto porre subito la questione definendo uno spazio dove Giorgio poteva raccogliere i fiori ed uno dove non lo poteva fare.

Per noi è automatico e logico, il fiore coltivato lo raccolgo se ne ho il desiderio altrimenti lo lascio sulla pianta, quello spontaneo non è proprietà di nessuno allora lo colgo.

Giorgio non lo può sapere, non lo può capire, per lui un fiore è un fiore.

Qualche giorno dopo ho accennato il fatto alla nonna del bambino che conosco bene, ho provato a dirle che non si può impedire una cosa senza che il piccolo comprenda ciò che gli chiediamo, per lui l’abitudine a cogliere i fiori vale sia fuori che dentro il giardino. La regola va messa prima di far partire il richiamo.

Ho usato questo esempio che qualcuno potrebbe ritenere sciocco per dire una cosa fondamentale: la coerenza delle nostre azioni aiuta i bambini a stare dentro una cornice, a fidarsi di noi, a capire cosa si può o non si può fare, a sentirsi guidati in maniera certa.

Fiori  o non fiori.