RESPONSABILITA’ ADULTA PER PROTEGGERE I BAMBINI

Siamo tornati alla vita, questo ci sembra di poter dire. Niente più certificazioni, ci si può muovere liberamente all’interno della Regione senza dover rispettare i 200 o 500 metri dalla propria abitazione. Negozi aperti, parrucchieri ed estetisti, abbigliamento, casalinghi, tutto è tornato accessibile. Anche i bar e i ristoranti hanno ripreso, seppur con molte limitazioni, a funzionare.

I bambini finalmente escono, possono incontrare i loro amichetti, sempre vigilati d’accordo, ma all’aria aperta o a casa di uno o dell’altro. Da un po’ di giorni anche i parco giochi sono nuovamente accessibili, forse non ancora in tutte le regioni ma nella maggior parte si.

Lo so che sto scrivendo delle cose note a tutti ma in questa ritrovata libertà, nell’assaporare una pseudo normalità ci mancano ancora alcuni fondamentali.

Un paio di mattine fa ho incontrato una giovane mamma con la sua bambina, erano a piedi e stavano passeggiando.

Ci siamo salutate e abbiamo scambiato un paio di battute, soprattutto sul periodo appena trascorso, la piccola ha meno di 6 anni e nonostante la gioia dello stare a casa con i genitori, dopo un po’ di tempo ha mostrato segni di insofferenza. Ci siamo confrontate su quanto il lockdown abbia significato per i più piccoli, soprattutto per quelli già scolarizzati, abituati al nido o alla scuola dell’infanzia. La mancata socializzazione li ha fatti un po’ regredire, qualcuno ha anche perso alcune autonomie acquisite, sono risputate alcune paure e per qualcuno la regressione ha significato anche voler dormire nel lettone o volere nuovamente il ciuccio. Si sono verificati comportamenti tipici dei bambini piccoli, più piccoli di quello che realmente sono.

Poter uscire e vedere gente, qualche coetaneo, il panettiere o il vigile urbano ha un ‘importanza notevole. C’è però un ma…

La bambina che ho incontrato portava la mascherina ed era davvero troppo piccola per farlo.

Discutendo su questo aspetto la mamma mi ha posto una questione che effettivamente ci deve far riflettere:

gli adulti non sono sufficientemente responsabili nei confronti dei più piccoli. Le mascherine vengono portate sovente con il naso scoperto, se non addirittura come reggi-mento.

Questa mamma si pone il dubbio: se questo comportamento non viene considerato pericolo tra adulti, a lei non sta per niente bene perché vorrebbe poter proteggere sua figlia.

Le ho fatto notare che la piccola, anche se porta la mascherina, non è per niente protetta.

Forse bisognerebbe tornare una volta ancora su alcuni basilari:

  • la mascherina va indossata per proteggere gli altri
  • la mascherina va indossata e tenuta coprendo bene il naso quando si è in presenza di altre persone o all’interno di negozi o uffici
  • se stiamo camminando in zone isolate la possiamo abbassare ma nel momento in cui incrociamo un’altra persona dobbiamo riportarla sopra bocca e naso.
  • Siamo noi adulti che dobbiamo proteggerci vicendevolmente e al contempo proteggere chi la mascherina non la porta: bambini al di sotto dei 6 anni (per il Friuli Venezia Giulia), persone con handicap o difficoltà respiratorie

I bambini che portano la mascherina non sono tutelati, al limite tutelano gli altri ma, come abbiamo più volte ricordato, i bambini si ammalano meno.

I bambini hanno vie aeree più piccole che dovranno lavorare di più per assorbire ossigeno attraverso la mascherina facciale.

Tra l’altro la mascherina se non ben piazzata, toccata in continuazione magari con le mani che hanno toccato oggetti, potenzialmente diventa pericolosa.

Se vogliamo veramente proteggere i più piccoli insegniamo loro a lavarsi bene le mani e facciamoglielo fare più e più volte al giorno e nel momento in cui ci troviamo in presenza di adulti non rispettosi, chiediamo gentilmente di fare il loro dovere.

I bambini vanno protetti proprio con la responsabilità adulta.