RIAPRIRE LA SCUOLA, MENO ISTERIA E PIU’ CORAGGIO

Parto chiedendo di osservare la foto. I banchi si una scuola di Savona, banchi che non si possono muovere, addirittura fermati da strisce giallonere a terra. Una comunicazione chiara: guai a voi se andate oltre quella riga. Cosa penseranno i bambini? Come la vedranno?

Il tema dei temi di questi giorni è senza dubbio la riapertura della scuola. Accolgo quotidianamente lo sconvolgimento delle famiglie rispetto a quanto si sta vedendo dentro le scuole, la foto ne è un esempio più che lampante. Da mesi stiamo dicendo agli insegnanti di non prendere le indicazioni sanitarie come delle gabbie entro cui chiudersi dentro, di utilizzare la creatività per promuovere una scuola diversa dove, pur rispettando tutte le indicazioni di distanziamento fisico necessarie, possa diventare un luogo dove i bambini hanno voglia di ritornare.

Perché questa è la questione: i bambini hanno voglia di tornare a scuola. Come non tener conto di questo elemento? I bambini, i ragazzi hanno voglia di rivedere i compagni, hanno voglia di tornare sui banchi, vogliono riprendere una quotidianità scandita da orari, lezioni, amici.

Cogliere questo desiderio e alimentarlo, è questo il compito fondamentale.

Le restrizioni ci sono e sono tante, ma perché non pensare di creare comunque modalità possibili per fare in maniera degna e dignitosa il proprio lavoro?

I cartelli di divieto (sembra a fare tutto) campeggiano già fuori dai cancelli. Possibile che non venga in mente un altro modo per dirlo? Se in un posto non si può passare, è proprio necessario transennare come una zona off limits con i nastri giallo neri o bianco rossi? Possibile che non si possa fare un qualcosa di creativo e meno impattante?

I bambini che riprendono la scuola vanno aiutati si a rispettare nuove regole ma non possono essere catapultati dentro una situazione paradossale al punto da farli sentire senza scampo.

Gli insegnanti non possono riprendere il loro lavoro con l’idea di fare i vigili, i poliziotti. Creare una accoglienza fatta di buon senso, di naturalezza, di gioco quasi per far sentire comunque accogliente l’ambiente, anche se vincolato.

Credo che ci voglia coraggio ad interpretare un poco le norme, senza necessariamente trasgredire o non far rispettare i limiti, ma coinvolgendo i bambini nella co-costruzione di un nuovo modo di stare a scuola. Usare meno il verbo DOVERE, soprattutto se declinato al negativo. Non si deve, non si può, non è consentito.

Proviamo a tradurre con “Si può facendo attenzione a…”, proviamo a convertire le cose, prima di tutto dentro la nostra testa.

Il rischio più grosso è quello di spaventare e disamorare i bambini già al primo o secondo giorno di scuola.

E’ tutto in mano agli insegnanti e ai dirigenti. Accettare il problema, come dice Daniele Novara, e lavorare di conseguenza, questa è la sfida.

Credo che si possa fare, sarà una prova di resistenza e di professionalità. Ci sono tutte le norme sull’autonomia a cui si può accedere per costruire esperienze diverse che non siano esclusivamente in classe. Bisogna avere il coraggio di rileggere le cose e proporne di nuove. Non andare al lavoro pensando di essere in cattura, ma far prevalere la passione e il desiderio di cambiare le cose nonostante il presente.

Ci sono belle esperienze che andrebbero diffuse, ci sono alcune scuole che hanno preso a cuore la questione e hanno reso possibile lo stare bene in classe anche con i dovuti limiti. Sulla pagina Facebook del mio Istituto ci sono degli esempi che vale la pena di guardare. Insieme, con la buona volontà, si può.-

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