SE IL ROSSO E’ IL COLORE DOMINANTE…

Da lunedì metà del nostro Paese ritornerà in rosso, questo significa scuole chiuse e bambini una volta ancora costretti a rintanarsi in casa.

I più piccoli pagano più di tutti, sono dentro una situazione che via via sembra insostenibile. Nessuno nega la fatica di tutte le categorie, dei genitori che non sanno come giostrarsi tra lavoro DAD e figli, degli insegnanti che devono riprendere in mano quell’odiato strumento che consenta loro di portare avanti la scuola, dei medici e sanitari in genere che sono al collasso a causa di ritmi assurdi.

Nessuno nega la fatica di tutti ma più di tutti pagano i bambini. La chiusura delle scuole ripropone un tema davvero importante, ho più volte scritto delle regressioni che sono state rilevate dalla mancanza di movimento, socializzazione, eccesso di tempo mamma o comunque tempo famiglia.

Sembra un incubo che si ripresenta e a sentire i genitori l’esasperazione la fa da padrone.

Adolescenti e giovani si stanno chiudendo in un loro mondo, stanno rifiutando di metterci la faccia durante le lezioni e non li si può biasimare. Educativamente parlando spingiamo affinchè non stiano troppo tempo incollati ai videoschermi e poi repentinamente li incolliamo agli stessi per quattro, cinque talvolta sei ore se si tratta di scuola secondaria di secondo grado.

Va da sè che l’accumulo di tempo schermo è quasi inevitabile e i danni li conosciamo abbondantemente.

Un adolescente può però anche decidere di spegnere i suoi device, può decidere di uscire a fare una corsa, un giro in bicicletta, può decidere di farsi una partita a Fornite ma poi andare a fare jogging nel parco.

Un bambino no. Un bambino deve stare incollato ad uno schermo anche se farebbe volentieri a meno e dovrebbe farne a meno, deve aspettare la mamma o comunque un adulto che lo accompagni fuori, deve dipendere totalmente dai grandi per fare qualsiasi cosa. Ergo, tanto tempo davanti alla televisione, tanto tempo davanti al computer, zero movimento, tanta solitudine.

Ora, come adulti abbiamo un compito molto preciso: aiutare noi stessi e i nostri figli a credere che ne usciamo presto, che tutto si può risolvere, che dobbiamo rimboccarci le maniche. I bambini hanno bisogno di ottimismo, di credere che anche nelle difficoltà la vita è bella. Guai se non lo credono!

Io mi auguro che per la scuola primaria gli insegnanti abbiano fatto tesoro dell’esperienza della primavera scorsa, dunque sappiano spalmare abilmente le ore di lezione inframezzando sempre un momento di connessione con delle cose da far fare sui quaderni, sulla carta, con le mani.

Mi auguro che non cedano alla tentazione di fare una scuola trasmissiva spostando dietro uno schermo la lezione che farebbero in presenza.

Mi auguro che si connettano con il vissuto dei loro allievi, piccoli e grandi, che chiedano sempre come stanno, cosa fanno, cosa pensano, cosa desiderano, cosa amerebbero fare.

Mi auguro che tutto questo possa accadere.

Ai genitori invece mi sento di fare una raccomandazione: fate uscire i bambini, fateli muovere, trovate il sistema di staccarli dai videoschermi e fateli usare il più possibile mani, gambe, piedi.

I bambini devono stare alla luce, devono correre, devono sfogarsi, stare a contatto con elementi naturali, basta il parco, basta un albero, anche la piantina sul balcone.

Hanno bisogno di vivere cogliendo la primavera che avanza, i fiori che sbocciano, le gemme che diventano foglie. La vita prosegue e nella speranza che la scuola venga aperta il prima possibile – perchè questa è una vera priorità – aiutateli a respirare aria pura.