SHARENTING, NON ACCENNA A DIMINUIRE

I fenomeni dilagano e ad un certo punto vengono battezzati. Da anni mi batto (e ci battiamo come CPP) per tutelare i bambini e le bambine dall’incursione materna e paterna sui social. La moda che ha preso piede da un paio d’anni sembra non arrestarsi, anzi. Far vedere quanto è bello il bambino, inviare foto dei progressi (tante foto, ogni giorno, decine al giorno) per scandire ogni minuto della quotidianità. Tutti i bambini sono belli e tutti i bambini crescono, tutti i bambini fanno progressi e tutti i bambini fanno le marachelle, tutti i bambini sono a volte imbronciati e a volte ideatori di cose fenomenali. Non è necessario postare le foto per ogni cosa loro facciano, alle serate non smetto mai di dire che i bambini hanno diritto alla loro privacy, a vedere tutelata la loro immagine ma il concetto “così fan tutti, non posso essere da meno” sembra prevalere su tutto il resto. Questo fenomeno ha un nome, “Sharenting” share far vedere e parenting genitori, detto in altre parole genitori che esibiscono.

Genitori che esibiscono continuamente, continuativamente e troppo i volti e le avventure dei propri figli. A parte l’educazione errata all’utilizzo dei dispositivi digitali (si filma tutto, si fotografa tutto, si mette in piazza tutto), c’è anche un altro elemento da tener conto. La rete non dimentica, tutto quello che viene buttato nel calderone rimane per sempre. Ve l’immaginate un rispettoso professionista che si ritrova, un giorno, con le “fotine” imbarazzantissime che la mamma ha postato quando aveva cinque o sei anni? Scherzi a parte, nulla sparisce dalla rete e i figli hanno il diritto di avere una loro libertà di movimento, non possono essere sempre esibiti. Come faremo a spiegare loro, poi, il concetto di pudore? Il concetto di riservatezza, intimità?

C’è un’altra preoccupazione che non è una bufala come molti pensano,secondo l’Office of the Children’s Safety Commissioner australiano, metà delle immagini pedopornografiche è frutto di una manipolazione di immagini messe in rete dai genitori.

In Francia c’è una legge che consente ai figli di denunciare i genitori per materiale messo in rete senza il loro consenso. Sanzioni molto alte aspettano i trasgressori. Ma cosa significa chiedere il consenso? Può valere per i più grandi, ma i bambini come fanno a capire che quello che stanno facendo mamma e papà può essere potenzialmente dannoso? E’ necessario che i genitori non si fermino all’emozione del momento: che bello il mio bambino mentre fa il bagnetto, voglio mostrarlo alle amiche. Dovrebbero riflettere un momento prima di spedire, pensare all’adolescente di domani, al giovane. Gli farà piacere tutta questa esibizione?

Attenzione quindi allo Sharenting, limitiamoci a una foto ogni tanto, solo per persone conosciute e fidate e mai su profili pubblici o sui blog. La legge in Italia non tutela i minori in questo senso, sono i genitori che devono discernere cosa è bene e cosa no. Usiamo i nuovi dispositivi con criterio e togliamoci il vizio di fotografare ogni cosa che facciamo e che fanno i nostri figli. Scopriremo che si gusta meglio tutto ciò che accade. E’ un’indicazione che mi permetto di dare soprattutto ai genitori più giovani, abituati ad avere lo smartphone sempre a portata di mano. Guardate e gustate quello che fanno i vostri bambini e tenete le mani libere per un abbraccio in più al posto del click.