SONO TROPPO PICCOLI!

La percezione dell’autonomia da parte dei genitori nei confronti dei figli è notevolmente cambiata. Quando ero piccola io ci si industriava a vestirsi da soli davvero da piccolissimi, era una questione di orgoglio. Quella frase “faccio da solo” risuonava nelle camerette, quasi che non aver bisogno degli adulti per vestirsi o lavarsi fosse un traguardo da raggiungere.

E’ vero che non c’era la mania del vestirsi alla moda, le paghe dei più non lo consentivano. Il vestito buono era riservato alla domenica e alle occasioni importanti, a scuola si portava il grembiule per coprire ciò che c’era sotto e farlo durare di più, non ci si lavava ogni giorno ma era comune il bagno una o due volte la settimana durante i mesi invernali. D’estate il bagno era quotidiano perché il più delle volte sguazzare nella tinozza in cortile era il divertimento della gente comune.

Mi riferisco agli anni Settanta del secolo scorso, mezzo secolo fa insomma. In questo lasso di tempo sembra essere cambiato tutto anche in relazione alle autonomie. I bambini restano tali fino a età non definibili. Sono “troppo piccoli” per un sacco di cose, dal rifarsi il letto al prepararsi la cartella, da farsi un piatto di pasta (mi riferisco a sedicenni) a ricordare di trascrivere i compiti per casa.

Soprattutto le mamme vivono questa sorta di “sindrome da accudimento”. Lo so che non esiste una sindrome del genere ma uso il paradosso per riflettere su di uno stato di cose che penalizza un sacco bambini e bambine, ragazzi e ragazze.

Conosco madri che dormono con i figli preadolescenti, li scarrozzano a prendere lo scuolabus (300 metri a piedi li affaticherebbe), portano lo zaino (è così pesante, troppa fatica per quella povera schiena).

La povera schiena il più delle volte è pari a quella materna, altezza simile ed energia ovviamente da vendere.

L’iperaccudimento dei figli dilaga, un modo per rispondere alla propria ansia, non c’è dubbio. Figli così accompagnati, nutriti, coccolati e vezzeggiati, ritenuti incapaci di qualsiasi cosa diventano pian piano dei ritirati sociali. Lo stiamo vedendo. Non hanno l’attrezzatura per affrontare le piccole e grandi fatiche che la vita pone innanzi.

Sembra che, per le madri (i padri in questi casi sono per i fatti loro, si dicono esclusi dalla compagna e ad un certo punto si autoescludono) non esista età giusta per iniziare ad affrontare la propria vita. Eh si, la “propria vita”, quella cioè dei suddetti bambini che ormai preadolescenti se non addirittura adolescenti non sono in grado di cavarsela da soli. Madri che fanno il bagno ai figli (11-12 anni!!), madri che devono controllare che cosa fanno a qualsiasi ora del giorno e della notte. Figli impauriti, senza relazioni sociali che non siano quelle decise dal genitore, figli che vivono la dimensione domestica come unica possibile.

Pochissimi amici e nella maggior parte dei casi, figli di amici.

Riusciranno a fiorire questi ragazzini e ragazzine? Ce la faranno a dare un calcio a tutto e a dichiarare la loro autonomia in nome di una libertà più che lecita?

Purtroppo, in molti casi la ribellione avviene non nei confronti del genitore ma nei confronti di se stessi, disturbi alimentari, cutting, assuefazione ai social.

Cosa si può fare?

Difficilmente questi genitori riescono a vedere lo stato di cose, si beano della tranquillità dei figli, si fanno in quattro per loro e non ammettono litigi, proteste. Va tutto bene nel momento in cui c’è armonia. Quella decisa dal genitore. I figli che non protestano, che non chiedono sono così bravi bambini…Sempre bambini, sempre troppo piccoli.

Questi genitori dovrebbero imparare l’equanimità, il saper dire tra sé e sé al figlio “mi prenderò cura di te anche se tu hai il tuo cammino”. Si, perché i figli, le figlie, devono avere il loro cammino.