STUPRO NON E’ UNA PAROLA LEGGERA

Stupro non è una parola leggera, non è una parola che può essere usata con nonchalance, è una parola  che deve pesare su quanti l’hanno utilizzata senza riflettere un solo secondo ( e mi auguro vivamente che non abbiano riflettuto).

Sono rimasta molto colpita dalla vicenda legata ai giovani friulani che hanno pensato bene di creare un gruppo intitolato proprio “Centro  stupri”. Non so che cosa sia passato loro per la mente, di sicuro non condivido con chi l’ha chiamata goliardata o ragazzata. Non con certi termini.

L’indignazione non basta, la delusione profonda nemmeno. Io credo che sia necessario fare una seria riflessione su fenomeni di questo tipo.

Non ho avuto modo di leggere ciò che i ragazzi hanno scritto sui social, se è vero quello ciò è stato riportato dai media, le domande che affiorano alla mia mente sono davvero moltissime.

Alcune le condivido con voi:

Che tipo di ambiente ha allevato questi giovani?

Che tipo di educazione hanno ricevuto?

Quale è stata la loro esperienza di figli, quale il rispetto che hanno portato per le loro madri, fidanzate, compagne di scuola?

La scuola – qualcosa devono pur avere frequentato – che tipo di lavoro è riuscita a fare con loro?

Il gruppo dei pari, i compagni con cui uscivano, che frequentavano per il tempo libero, che persone erano? Che persone sono?

Non mi pongo tutte queste domande per giustificare il loro comportamento o per creare attenuanti, non penso ce ne siano nel modo più assoluto, ma mi chiedo appunto quanto durante il periodo dell'”Allevamento” sia stato passato loro.

Io penso che ci sia una sorta di responsabilità collettiva, di accettazione implicita di comportamenti ancora troppo discriminanti (non solo contro le donne). Sempre più avvertiamo una carenza di empatia, di voglia di prendersi cura dell’altro, di voglia di usare parole adeguate per veicolare pensieri.

Io penso che ci sia davvero bisogno di generare nuovamente pensieri positivi, buoni, efficaci da trasmettere.

Forse semplicemente bisogno di imparare nuovamente a pensare, perché ritengo senza dubbio che questi giovani abbiano preso la vita con una leggerezza tale da non pensare minimamente che dietro una parola, violenta, atroce, inqualificabile, ci sia dolore, morte, disperazione. Forse questo passaggio non riescono proprio a farlo, non sono riusciti a riflettere un solo istante su di un elemento: se qualcuno dovesse stuprare me, come mi sentirei? Cosa proverei? Cosa farei?

Non facciamo abbastanza, non siamo educatori sufficientemente buoni. Mancano i basilari per creare una cittadinanza degna del nome “umanità”.

Dobbiamo spenderci maggiormente per aiutare i più piccoli a trovare un mondo dove l’altro non è un altro e basta, senza valore, ma un altro me stesso.

Mi sono chiesta che cosa ho provato di fronte a questa brutta storia, pietà per i giovani e commiserazione per le famiglie. Vorrei dire ad una delle madri che ha ammesso “mio figlio si è comportato da cretino”: Signora non basta. C’è molto altro da fare.