TEMPI DURI PER LE MAMME

Non vuole essere la difesa tout cour delle madri, lungi da me farlo, ma una riflessione sulla fatica di diventare mamma oggi. Non è forse corretto fare continui paragoni con altri tempi (bastano 20 anni fa) o con altri Paesi (le zone scandinave che hanno un welfare della famiglia ineccepibile), però alcune considerazioni bisognerà pur farle.

Guardiamo il nostro oggi, la nostra piccola Italia che si arrabatta per cercare di tenere in piedi un governo tra lazzi e scherzi dei ministri e indecorose uscite. Tutte cose che fanno inorridire mentre la quotidianità è sempre più faticosa e i nostri bambini sono in balia di un futuro alquanto dubbio sotto vari profili.

Dicevo, la fatica di diventare mamme.

La maternità è la stagione più bella per la vita di una donna, dovrebbe prevedere attimi di sintonia assoluta all’interno della coppia e della diade mamma bambino, un momento irripetibile che ogni donna dovrebbe poter vivere con serenità, con rilassatezza.

Accogliere una nuova vita presuppone la possibilità di dedicarsi a lui/lei totalmente, mente libera e concentrazione massima.

Questo è quello che servirebbe, quello che ogni donna in procinto di generare dovrebbe potersi concedere. In questi ultimi tempi è quasi impossibile, a meno che non si sia all’interno di famiglie molto ricche dove il denaro garantisce tutte quelle cose che la normalità dell’esistenza non concede. Privilegio per poche.

Pensiamo alla mamma che lavora, le garanzie ci sono per legge ma non per tutti.

Penso alla mamma che lavora in un centro commerciale, non può permettersi di prendere i giorni che le spetterebbero quando il bambino è malato pena una non conferma del posto di lavoro; penso alle tante che pur avendo sulla carta le tutele vengono invitate caldamente (non per iscritto) a non assentarsi, a non chiedere giorni di permesso, a non chiedere le giornate per gli ambientamenti a scuola o al nido, a non veder garantiti i tempi necessari all’allattamento.

Sono tutte cose note ai più ma taciute perché altrimenti si perde il posto.

Ho provato a parlare con alcune di queste giovani mamme, disperate perché vedono crescere i loro figli con altri (nonne, asili nido quando possibili per posti e spese). Mamme che non hanno un sabato o domenica liberi, che non riescono ad ottenere il permesso di non fare i turni serali, che se vogliono mantenere il lavoro devono fare come se non ci fossero figli.

E’ molto dura questa situazione ed è altrettanto diffusa.

Per legge anche chi fa turni a rotazione nei Centri commerciali dovrebbe avere garantita una domenica libera al mese, ne conosco tante che di domeniche libere non ne hanno viste nemmeno una dopo un paio di anni di lavoro.

Possibile non si possa fare nulla? Le dirette interessate abbassano la testa e sostengono di temere una ripercussione negativa, parlano di questi posti di lavoro come di luoghi dove si deve tacere ed andare avanti.

Dove stanno le tutele per le donne lavoratrici? La carenza di posti di lavoro fa fare certi giochi? A quanto pare si.

Sto riscontrando, tra le mamme che frequentano gli incontri allo sportello, una aumentata preoccupazione per la crescita dei loro bambini, una fatica enorme a non poter dedicare loro il giusto tempo, a non vedere riconosciuti i loro diritti, a sentirsi inadeguate e non sufficientemente brave.

Come non fare un paragone con i Paesi in cui una mamma (e una famiglia) può effettivamente mettere al mondo più figli ed essere aiutata nella sua funzione genitoriale?

E poi ci si lamenta se in Italia si genera poco. O si vuole ritornare al tempo in cui mamma uguale donna a casa? Vogliamo fare come i gamberi?