TROPPI AGGETTIVI LEGATI ALL’INFANZIA

I bambini sono tremendi, antipatici, sfidanti, capricciosi, subdoli (!), impazienti, lunatici, pestiferi, tiranni. Solitamente le bambine molto meno, perlopiù sono educate, talvolta pettegole, carine, amorevoli.

Non è la classifica degli aggettivi bensì la registrazione di quanto sento dire quotidianamente su bambini e bambine. Non sono percezioni casuali ma parole di adulti che con i bimbi ci vivono, sono mamme e papà, insegnanti, nonni e nonne, zie, tate.

Per parlare dei bambini si usano un sacco di aggettivi non rendendosi conto che tutti quegli aggettivi sovente creano etichettature.

I bambini vengono percepiti in un certo modo e comprendono che l’etichetta che viene messa loro addosso è in qualche misura una richiesta di competenza. Nel bene e nel male.

Se lavoro con i genitori solitamente trovo il tempo per un confronto legato all’importanza delle parole, a quanto appellare un bimbo come pestifero o lunatico presuppone uno sguardo particolare nei suoi confronti. Sottolineo quanto i bambini rispondano all’ambiente circostante, quanto bevano o assorbano il clima che li circonda e quanto rispondono alle richieste del mondo adulto. Se quest’ultimo non è in grado di fare richieste chiare, semplici, comprensibili dal bambino ma soprattutto sostenibili e adeguate all’età, spesso il bambino restituisce qualcosa di lontano anni luce dalla richiesta stessa.

Un esempio per tutti:

il bimbo non si alza la mattina, vorrebbe starsene a letto a lungo, non ha voglia di vestirsi da solo, cincischia e fa perdere tempo, “stressa” l’adulto fino a fargli perdere al pazienza.

Nella stragrande maggioranza dei casi ha dormito poco, non ha una cornice chiara, non ha una routine da seguire (anche a 8-9 anni, non parlo solo di bambini molto piccoli).

Chiediamoci a che ora va a letto la sera, cosa fa prima di andare a letto, se ha preparato cartella e vestiti da indossare il domani, se ha ben chiaro che cosa si deve fare appena alzati, se si respira un clima rilassato con adulti che aiutano e spronano assertivamente il bimbo.

Nella maggior parte dei casi tutto questo non avviene e l’adulto chiede velocità, tempi stretti, si innervosisce e il bimbo finisce per dare il peggio di sé.

E’ solo un esempio e probabilmente nemmeno troppo calzante.

Spesso mi spingo a dire che i bambini non c’entrano, che il contesto adulto e la richiesta non adeguata impedisce al piccolo di dare ciò che ci si aspetta.

Non mi piace parlare di “colpe” ma di responsabilità educativa. Un adulto consapevole sa che il bambino coglie e impara quello che gli sta attorno, se trova aggressività aumenterà la sua (visto che è un elemento innato); se trova intolleranza la userà; se non viene rispettato non rispetterà; se non riesce a capire cosa gli viene chiesto difficilmente lo farà; se lo si tiene vincolato come un neonato non potrà restituire azioni da bambino più grande.

Ce ne sarebbero da dire ma soprattutto sarebbe tanto opportuno trattenere i giudizi sui bambini (gli aggettivi) per focalizzarsi sulle azioni.