UN GATTO E UN PAPA’

La festa del papà è spesso intrisa di luoghi comuni e la domanda: cosa è essere papà oggi? spesso trova risposte scontate o avvolte dentro la carta lucida dei cioccolatini alla moda.

Guai generalizzare però, ci sono tanti papà che si mettono davvero alla ricerca della risposta “giusta”.

Io direi che cercare la risposta giusta non è la strada da percorrere, piuttosto cercare la strada giusta per sé, nella consapevolezza che non esistono ricette sulla buona paternità ma solo informazioni adeguate per incamminarsi verso un percorso di consapevolezza rispetto al proprio essere padri.

Rifiutiamo i facili aggettivi: evaporato, evanescente, giocattolone, immaturo, bancomat. Ne dicono di ogni sul padre, ne hanno dette di ogni, proviamo invece a metterci nell’ottica di costruire la propria paternità anche a partire dall’essere stati figli, dal proprio padre come figura da cui non si può prescindere, nel bene e nel male.

Essere padre è diventare la persona più importante, assieme alla madre, per il figlio, per la figlia.

Nel mio lavoro incontro, per fortuna, sempre più padri che si mettono in gioco, che vogliono capire, che vogliono essere costantemente compagni della propria donna per costruire assieme un percorso educativo e significativo per i figli.

Volevo fare un piccolo regalo ai papà proponendo un libro che non insegna nulla, non è un libro nè di pedagogia nè di psicologia ma semplicemente racconta un rapporto padre figlio.

Si tratta di poche pagine corredate da belle illustrazioni. Lo scrittore è Murakami Haruki, un nome impegnativo da pronunciare, chi per caso l’avesse incontrato nelle sue peregrinazioni da lettore si è mosso in due direzioni: lo ha amato follemente oppure non l’ha sopportato per niente. Io faccio parte della prima categoria. Murakami ha una scrittura incredibile, attraverso i suoi testi fa viaggiare dentro mondi conosciuti e sconosciuti, spazia dal mondo reale a quello immaginato o forse parallelo. Questo libro uscito per Einaudi mi ha incuriosito perché parla di una gatto abbandonato. E’ quello l’inizio un bambino con il suo papà accompagna un gatto…e quel gatto è un pretesto per raccontare di un rapporto padre figlio. Murakami adulto per vari motivi si era distaccato da suo padre, aveva svolto la sua vita lontano e lo incontrava molto raramente. Non c’era più comunicazione, non si parlavano, non si incontravano. Un giorno il padre venne a mancare come capita a tutti gli esseri viventi. La moviola della vita si era presentata repentinamente al figlio, tutti i ricordi di infanzia, i non detti, le occasioni perdute e alcuni episodi scolpiti nella memoria di Murakami bambino e riaffiorati con prepotenza.
E’ strano come ci si accorge veramente di voler bene a qualcuno quando questo qualcuno viene a mancare. E’ un’esperienza che forse abbiamo fatto in molti, in questo periodo di pandemi ci rendiamo conto quanto gli altri siano importanti, quanto ci manchino abbracci e strette di mano, quanto ci manchi la relazione. A me è piaciuto molto e mi sembra anche molto adatto al periodo corrente, lo dedico dunque ai papà perché considerino a fondo l’importanza della relazione come genitori e anche come figli.