UN TABLET GIOCATTOLO, PERCHE’?

Sarà che sto invecchiando, sarà che non capisco ma reggo sempre meno le situazioni in cui i genitori mettono il silenziatore ai loro bambini. Non tutti, inteso. Non sto parlando del ciuccio, evidentemente funziona poco, sto parlando di smartphone e tablet. Potrei fare mille esempi, che sono peraltro sotto gli occhi di tutti. In treno i rari bambini che viaggiano vengono tenuti buoni con i dispositivi dei genitori, al ristorante non ne parliamo. Capita anche che, se i bambini sono un po’ più grandi, tutti i componenti della famiglia stiano incollati a quello che ormai io chiamo il “prolungamento della mano”. Siamo tutti dipendenti, tutti presi dalla scatoletta rettangolare che emette luci e suoni. E’ questo che attira maggiormente i piccoli ed è questo che crea dipendenza: immagini luminose e sonore. I bambini ne sono letteralmente galvanizzati. Stiamo dicendo, anche assieme ai pediatri, che fa male, che c’è n’età a cui dare inizio a questa cosa, mai sotto i tre anni. Come non bastasse l’incuria genitoriale (so di essere drastica e antipatica ma nel momento in cui so che non sto attenta alla salute di mio figlio sono incurante) ci si mettono anche i giocattoli.

Al piccolo C.di 14 mesi –  mio spunto osservativo quasi quotidiano – è stato regalato il tablet giocattolo. Qualcuno potrà dire: da che mondo è mondo il pianeta giocattolo simula il reale, c’era il vecchio telefono con ruota e cornetta. Nulla di più vero, il fatto è che il tablet giocattolo è interattivo mentre la vecchia cornetta era muta e il bambino doveva inventare proprio tutto. Questo tablet funziona pigiando i tasti ed emette suoni e luci. E’ molto caotico nella velocità con cui fa scorrere le luci, sembra una giostra da luna park impazzita e, a seconda di quale tasto viene pigiato c’è la solita voce registrata, finto umana, che dà alcune indicazioni. Sul tasto gallo, ad esempio, una voce dice: “il tablet suona, brilla l’icona, una mail arrivata ora!”

Ovviamente a 14 mesi le parole non hanno poi così tanta importanza ma non sono del tutto ininfluenti, si educa anche così.

Siccome C. è un bambino curioso e avvezzo al gioco euristico ha preso in mano il tablet, ha pigiato tutti i tasti, lo ha guardato con fare annoiato poi ha assaggiato un angolo. Non è stato di suo gradimento, ha lanciato quindi il tablet a terra ma il suono prodotto non l’ha soddisfatto, allora ci è salito sopra con i piedi, ha studiato l’equilibrio spostandosi in avanti e indietro. Questo sì è un bel gioco e da qual giorno il tablet è la sua tavoletta da surf o il suo skateboard. E’ interessante, ma C. lo usa così solo perché non ha mai visto troppo da vicino un tablet. Dovremmo riflettere.

Non smetterò mai di perorare la causa pro infanzia: lasciamo che i piccoli usino il loro pensiero magico, la loro fantasia e tutti i loro sensi. Salvaguardiamoli!!