VṚTTI PURNA RECHAKA: LA SPIRALE CHE TI PORTA “DENTRO”

Non ci si può sottrarre all’impressione che il processo inconscio sia mosso a spirale intorno ad un centro, avvicinandosi lentamente a questo, mentre le caratteristiche del centro si facevano sempre più distinte”.

C.G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, BUR 1992

 

Torno sulle torsioni, sembrerò ripetitiva e banale ma andando a fondo alle cose tutto si riduce a poco che in realtà è un tutto.

Lavorare sulle torsioni è qualcosa che trascende in qualche modo dal nostro corpo anche se quest’ultimo è il veicolo che ce le fa comprendere. La proposta di ruotare per ricondurre tutto ad un punto centrale, a quel punto che non può essere solo fisico è davvero potente.

Uno per tutti la apparente semplicità di VṚTTI PURNA RECHAKA. Una volta trovato l’appoggioa terra, stabilizzata una bas a cui affidarsi e al contempo a cui richiedere forza, inizia il lavoro di profonda consapevolezza della propria interiorità. Si espira ruotando, portando tutto verso un punto che è in realtà la massima profondità per se stessi. Questo movimento a spirale, lento e assluto, ha la facoltà di portare dentro i più profondi meandri dell’Io. L’esperienza della sospensione a vuoto, sollevati in parte e dunque fiduciosi del sostegno della terra ma altrettanto prrecari nell’essere sollevati, fa protare ochi cosa là, in quel punto dove tutto può finire e può avere nuovamente inizio. Lasciare l’aria entrare, inondare l’interno del corpo che lentamente si rilascia e si riporta a terra, come tra le braccia confortevoli di un amante, è recuperare nuovamente la consapevolezza di essere vivi.

 

Lavorare in otorsione volendo farlo, rendersi consapevoli di quella spirale che accompagna la vita, simbolicamente il farsi partecipi di tutta un’evoluzione che ci porta agli albori della vita e al contempo al mistero di una sospensione di vita.

L’asana che ho scelto, nella sua estrema semplicità mi aiuta ogni volta a riscoprire quel mistero dato dalla potenza del respiro e dall’assenza di volontà che si produce nell’attimo in cui, svuotata, tocco quella profondità inconoscibile che dichiara a viva voce, se la sappiamo ascoltare, lo svolgersi della vitra che srotola i muscoli e li distende inspirando.

Potendo fare una piccolissima digressione, ritorno alla torsione citando Jung che parlando dell’inconscio lo legge proprio a spirale.

Tutto torna e lo yoga con la sua Kundalini arrotolata simbolicamente ce lo ricorda piacevolmente, sta a noi la capacità di accettare la nostra finitezza e la vastità del vortice della vita che ci contiene.