VAIA,UN DISASTRO DAL NOME GENTILE

Sono trascorsi più di sei mesi da quei giorni tremendi quando Vaia ha messo in ginocchio i luoghi magici delle Dolomiti. C’è stato un gran parlare a ridosso dell’evento poi tutto è scemato come succede ai fatti di cronaca. La gente di montagna non si è data per vinta ed ha ripreso in mano la propria quotidianità lavorando alacremente per portare alla quasi normalità  la vita di ogni giorno.  IL Friuli è stato colpito in maniera importante al confine con il Cadore ma la botta più grossa l’ha subita la zona di Alleghe, Rocca Pietore e dintorni.

Perchè torno sull’argomento e  proprio su questa mia rubrica settimanale? Per due motivi. Il primo è che mi è capitato di andare ad Alleghe e non averla riconosciuta, ci sono passata in un giorno dal caldo infuocato, 32 gradi a 1000 metri. Ho provato una sensazione inspiegabile, come mi trovassi fuori dal tempo e dai luoghi consueti, un caldo africano in un luogo dove abitualmente si indossa il golfino per la brezza leggera che solletica la pelle. Anche a luglio. La montagna è sempre stata per me quel luogo dove ritrovare me stessa, uno dei miei lati più intimi, una connessione con qualche vita passata e come dico spesso sorridendo quella vita in cui ero camoscio o stambecco.

Non riconoscere la montagna per il clima e  per tutto ciò che non ho trovato, ovvero il bosco folto, rinfrescante, riposante è stato un vero choc. Non ci ero passata dopo Vaia, mi ero fermata a commiserare la mia montagna, Forni di Sopra e di Sotto , Sappada. Non mi ero spostata fino qua. Non riconosco più il Luogo,mi sento disorientata ma  questo non è certo il problema. Il problema, ed è Il secondo motivo, siamo noi uomini e donne che non abbiamo saputo, negli anni trascorsi, credere a chi ci ammoniva dicendo che la natura va rispettata, salvaguardata. Quando qualche “fuori di testa” come veniva chiamato, anticipava tutto quello che oggi stiamo vivendo, lo deridevamo. Ed oggi siamo qui a dire: siamo tardi? Cosa sarà dei nostri figli e nipoti?

La natura vive, la montagna vive, gli alberi vivono così come i fiumi e i laghi e tutto ciò che in essi è contenuto. E noi facciamo parte di questo ecosistema ma lo abbiamo sempre sfruttato, ce ne siamo infischiati. Vaia è stato un assaggio, chi non è di queste parti forse lo ritiene uno dei tanti disastri che accadono e non ci pensa più. Chi vede morire la propria terra, invece, capisce che difficilmente avremo ciò che abbiamo perduto. Posso dire che sono con Greta,con il mondo giovanile che ha capito molto più di noi adulti che non c’è molto tempo. Attiviamoci, non torneremo indietro ma forse possiamo ancora andare avanti salvando qualcosa. E prima di tutto mi sentirei di rivolgermi a quei dissennati che chiamano “gretini” gli attivisti che seguono Greta. Magari fossimo tutti dei gretini, avremmo orecchi meno acerbi.