Articolo del 19 giugno 2022

La storia si ripete, anche dentro le famiglie.

Laura è una mamma che si sta disperando. Il suo bambino di 5 anni viene catalogato come “impossibile”. Le insegnanti della scuola del’infanzia non sanno cosa fare di lui. Testuali parole.

A casa Leonardo (lo chiameremo così ma è un nome inventato) non è poi così impossibile, combina qualche marachella ma forse, dice Laura, tutti i bambini lo fanno.

Provo a rassicurarla, a lavorare sulle routine quotidiane, sulle regole che aiutano a far stare sereni i bambini. Ogni bambino le accetta se l’adulto è in grado di mantenere la rotta del timone.

Durante i primi incontri la mamma mi è sembrata collaborativa, interessata alle proposte educative che ho chiesto di condividere con il suo compagno (che non è il padre biologico di Leonardo ma vive comunque con loro).

Purtroppo il rimando che giunge dalla scuola è sempre negativo se non addirittura peggiorato.

Al quarto incontro, nonostante la dichiarazione di Laura che il bambino a casa è nettamente migliorato, predomina un senso di sconforto che la fa piangere e rompere una sorta di muro invisibile che aveva creato attorno a sé.

Si parlava sempre del bambino ma è sempre stata molto restia a raccontare qualcosa del padre del piccolo, della loro separazione, allontanando quasi il tema come non fosse importante.

La lascio piangere, la lascio sfogare e finalmente esce la sua grande preoccupazione: è convinta che Leonardo faccia la fine del padre, del nonno, del bisnonno.

Chiedo di spiegare un pochino meglio e Laura vuota il suo zaino che tanto la appesantiva.

Mi racconta le vicende legate al padre biologico e come alcune situazioni si siano perpetuate nel tempo, come un copione previsto a cui nessuno poteva sfuggire.

È pienamente convinta che per Leonardo la strada sia segnata e sarà una strada identica a quella dei suoi avi.

Da quel momento, da quel punto cruciale iniziamo a lavorare per davvero, Laura è disponibile a ragionare sulle cose ma anche a compiere qualcosa che spezzi quella catena invisibile ma fortissima che la tiene legata alla “maledizione” (parola da lei stessa formulata).

Le ho consigliato anche un libro di psicogenealogia, talvolta anche una lettura può aiutare a entrare in un nuovo modo di vedere le cose, la vita, il futuro. Laura ce la può fare a “liberare” il suo Leonardo e sé stessa da una storia che non per forza deve essere tracciata. Tutto si può costruire e si deve costruire in maniera originale e positiva.

[¹] Jeo-Ann Benoit, COME LIBERARSI DALLE RIPETIZIONI FAMILIARI NEGATIVE. I segreti della psicogenealogia. Ed. Il punto di incontro, Vicenza, 2017