Articolo del 19 marzo 2023

MI VERGOGNO DI COME TI CONCI

Frase tipica di madre di adolescente. Quante mamme (si lo confesso, soprattutto mamme) di adolescenti si sono rivolte allo sportello dichiarandosi basite dal modo di vestire di figli e figlie.
È una ruota che gira, rispondo sempre io. Negli anni Sessanta la minigonna delle ragazze ha fatto inviperire i genitori, i capelli lunghi dei maschi pure.
L’abbigliamento è da sempre stato un veicolo di protesta sia nei confronti delle istituzioni che nei confronti della famiglia, che tutto sommato è pur sempre un’istituzione.
Sarebbe interessante esplorare le varie forme di protesta utilizzando l’abbigliamento, di certo i figli lo hanno utilizzato per trasgredire, è una storia vecchia come il mondo.
Però..però oggi le cose sono cambiate.
Da una ventina d’anni ormai, diciamo dall’esordio del nuovo millennio figli e figlie non trasgrediscono più vestendosi in maniera bizzarra, non potrebbero più farlo. Jeans strappati e pancia fuori sono indossati più dalle quarantenni che dalle quindicenni; felpe con scritte spesso incomprensibili, sneakers coloratissime, chiodo provocante è indossato più dai padri che dai figli.
Non parliamo poi di tatuaggi e piercing: c’è la gara se ne hanno di più le madri i padri o i fili.
Questi nuovi adolescenti e giovani come potrebbero abbigliarsi in maniera diversa dalla generazione precedente, quella dei loro padri e madri?
Sono tornata più volte su questo argomento sostenendo che gli adolescenti hanno decisamente vita dura, non conoscono limiti perché i genitori non li hanno posti, non conoscono trasgressioni perché non avendo limiti non sanno cosa poter trasgredire; utilizzano il proprio corpo per sfogare la propria frustrazione perché i loro “vecchi” non sopporterebbero alcun moto di protesta. Adolescenti e giovani tendono a proteggere i loro genitori, allora la storia si fa un po’ complicata.
Torniamo agli abiti.
Cosa possono fare gli adolescenti per vestirsi fuori dai codici dei genitori? Abbiamo visto che non sanno più che pesci pigliare, allora adottano il genderfluid.
Né maschile né femminile, un maschile che usa molti elementi femminili e viceversa. Un genitore maschio adulto non andrebbe in ufficio con le unghie laccate di nero, né con il mascara e la matita a sottolineare il bordo degli occhi. Una donna adulta difficilmente andrebbe vestita con pantaloni sformati e cranio rasato al 50%.
Elementi gender fluid, con abiti il più possibile interscambiabili ma non unisex.
Il genderfluid è l’ultima possibilità per distinguersi da un mondo adulto, i più giovani si vogliono distinguere dalla generazione precedente, lo fanno in questo modo.
Domandona: per quanto tempo ce la faranno a resistere? Fino a quando noi adulti li lasceremo distinguersi da noi?
Io faccio il tifo per i più giovani, i loro modelli? Senza dubbio Damiano dei Maneskin, ma anche altri rapper e cantanti che sfoggiano il genderfluid proprio come vessillo di distinzione. Non vergogniamoci come genitori, proviamo a lasciarli vivere un’epoca che sia davvero tutta loro.