Articolo del 22 maggio 2022

“Suo figlio ha scritto ti uccido”

Parto da una nota arrivata ai genitori di un bambino di prima della scuola primaria. Bambino vivace, attivo in tutti i sensi, un bambino sveglio che vuole capire, conoscere, che si muove e non è molto propenso a stare seduto quattro ore immobile al banco. Un bambino che ama stare nella natura, arrampicare sugli arbusti, scavare e fare piste per le macchinine, ama pescare con il nonno, esperienza che gli consente di mettere in pratica sia la concentrazione che la pazienza.
E’ un bambino fisico, che ama il contatto con gli altri e che sovente si esprime con una certa focosità.
Ha un temperamento tosto che denota la sua curiosità a 360 gradi.
La famiglia è ben consapevole del caratterino tosto del bambino, sa benissimo che non è soggetto da mettere in un angolo e lasciarlo lì calmo e tranquillo ma a fronte della nota ricevuta, dopo un altro paio di richiami che hanno sempre sottolineato la fisicità del piccolo, si sono allarmati.
La domanda che mi sono sentita porre è: “Sarà un bambino normale?” “Il nostro bambino non può essere cattivo, non può avere l’intenzione di uccidere un altro”.
E’ la mamma quella maggiormente angosciata.
Come prima cosa chiedo cosa hanno fatto a fronte della nota portata a casa.
Mi dicono che hanno chiesto al bambino perché ha apostrofato l’amichetto con quella frase e che cosa voleva dire. Risposta del bambino :”Non lo so”.
Ecco, qui sta il punto. Il bambino non lo sa ed è sincero, è assolutamente vero quello che dice.
Dentro i cartoni animati ci sono continue minacce fatte tra antagonisti, basta un telegiornale per sentire parlare di uccisioni, i bambini tra di loro giocano alla guerra e si sparano per finta dicendo di volersi uccidere. Se poi si intercettano alcuni videogame, non si fa altro che parlare di quello.
Dunque cosa ha fatto di strano questo bambino? Proprio nulla, ha semplicemente utilizzato una frase inserita all’interno di una arrabbiatura o forse all’interno di un gioco. Oppure ha preso in prestito la frase del suo amico che l’ha utilizzata nei suoi confronti, sempre per gioco. Tutto qua. Né più né meno.
Ho spiegato ai genitori che non vi è assolutamente intenzionalità dentro quella parola e sinceramente il bambino dice la verità quando afferma di non saperne il significato. Non hanno esperienza di morte (per fortuna), vivono imitando parole che vagamente possono significare “te la faccio vedere” ma nulla più di questo. Ho tranquillizzato i genitori ma mi resta un dubbio.
Può un insegnante di scuola primaria mandare una nota di questo tipo? Mi rimane una grossa perlessità sulla competenza pedagogica e la conoscenza degli stadi evolutivi del pensiero infantile. Piuttosto grave, credo.