Articolo del 3 dicembre 2023

GIOVANI E SESSUALITÀ: UN TEMA SEMPRE PIU’ CONTROVERSO

A scuola non se ne parla o al massimo si parla di riproduzione e, forse si fa qualche accenno alle malattie sessualmente trasmesse. Preadolescenti e adolescenti sono lasciati spesso con le loro curiosità inespresse e le informazioni vengono cercate e trovate sulla rete. Nulla da eccepire, se in rete andassero a cercare fonti certe e autorevoli. Il problema si pone quando, ed è la maggior parte dei casi, le informazioni vengono “dedotte” da immagini, talvolta molto forti e pornografiche e dunque non filtrate da una comprensione esperienziale.
Si fa sesso online, è questo il mantra che ci si sente ripetere, senza considerare a fondo che il tema del corpo, in preadolescenza e adolescenza viene dimenticato da chi educa.
La fatica dell’adolescente a fare i conti con il corpo che cambia e sempre meno assomiglia ai modelli che vengono proposti dai vari influencer non è argomento di riflessione e discussione, né a scuola e tantomeno a casa.
I genitori sono in difficoltà, sia sul tema corpo che su quello legato alla sessualità.
Fanno fatica ad avere un dialogo aperto, si imbarazzano di fronte alle domande dei bambini (e dico bambini) e spesso glissano per non dare risposte.
Ma è mai possibile? Purtroppo, si, sembra davvero incredibile ma il tabù è presente e fa parte della nostra epoca.
Apparentemente c’è uno sdoganamento, un’esibizione del corpo in tutte le sue parti, ma fare i conti con le domande fondanti, impellenti, urgenti che affiorano nella mente del ragazzino o della ragazzina, questo non si riesce a fare.
Viene attivata la gara “a chi fa di più” senza la comprensione del significato di ciò che si va a fare.
Un tema che non viene preso in considerazione se non in sporadici casi è la procreazione.
Si parla tanto di evitare la gravidanza ma il ragionare sui comportamenti sessuali come potenzialmente nocivi a eventuali future gravidanze, questo raramente viene posto.
Un altro tema che sembra scandalizzare è la richiesta ai maschi di immaginarsi padri. Non certo alla scuola secondaria di primo grado, ma in quella di secondo grado potrebbe essere un laboratorio interessante.
Mentre una femmina si pone il tema da subito, da quando ha le prime mestruazioni, se non altro per le raccomandazioni a non “rimanere incinta”, il maschio viene esortato solo a “non mettere incinta la ragazza”.
Non mi riferisco a questo, ma all’idea di potersi percepire madre o padre.
Se la domanda viene posta, quasi per caso, la risposta è spesso scaramantica, come se fosse qualcosa da rifuggire come la peste, qualcosa che ti rovina la vita se sei giovane.
Sarebbe, a mio avviso, molto interessante da porre, invece. Cosa potrebbe significare diventare padre? Fare i conti con le proprie origini, con il proprio padre e con la funzione paterna sperimentata.
Eppure, io penso che i giovani andrebbero aiutati anche qui ad essere ascoltati, a mio avviso ci diamo troppo poco tempo per conoscerli forti dell’idea che, essendo nati noi prima di loro, già sappiamo tutto.